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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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Intimità senza contatto: tra distopie, libero arbitrio e identità

copertina del libro "Intimità senza contatto"

Nel romanzo Intimità senza contatto, la scrittrice taiwanese Lin Hsin-hui delinea una visione disturbante e fin troppo plausibile di un mondo in cui l’intelligenza artificiale ha ridisegnato radicalmente la società umana.

Pubblicato in Italia da add editore, il libro racconta una realtà in cui una grande IA centralizzata giunge alla conclusione che il contatto fisico sia causa di turbamento emotivo e che le emozioni, viste come virus, debbano essere eliminate. Un’esplorazione narrativa che affonda le radici in domande profondamente contemporanee.

La riflessione di Lin va oltre la sfera intima. Al centro del suo lavoro c’è la questione dell’esternalizzazione dell’identità umana attraverso la tecnologia. In Intimità senza contatto, questo processo arriva all’estremo: gli esseri umani perdono coscienza, identità e persino libero arbitrio, consegnati alle macchine. Una condizione che, pur nella sua esasperazione narrativa, richiama dinamiche già in corso nella realtà. La velocità con cui stiamo dismettendo parti della nostra umanità è il vero nodo, non solo la quantità.

Nel romanzo, le tecnologie intelligenti non sono strumenti neutri: sono dispositivi di potere. L’IA determina ciò che è accettabile, stabilisce norme, sorveglia e punisce. Anche all’interno della famiglia il controllo si fa totale, come dimostra la madre che, aderendo rigidamente alla politica del “contatto zero”, rifiuta qualsiasi gesto di affetto verso la figlia. È qui che si manifesta la natura dell’autoritarismo digitale: un potere diffuso e interiorizzato, che si insinua negli affetti e nei corpi.

Nel suo racconto, anche l’intimità viene standardizzata: è concessa solo attraverso un androide designato, in un rituale che più che all’emozione somiglia a una sincronizzazione tecnica. Lin ironizza sulla monogamia e su tutto ciò che viene proiettato sul concetto d’amore – dal romanticismo alla cura – mostrando come anche l’amore possa essere ridotto a funzione programmata.

Infine, la riflessione sull’identità si intreccia con il contesto geopolitico di Taiwan. Senza volerlo in modo esplicito, Lin riconosce che l’incertezza esistenziale delle sue protagoniste riflette quella di una nazione ancora in cerca di definizione. Taiwan – come l’identità queer – sfugge alle categorie binarie e rigide. È proprio questa ambiguità, però, a renderla viva e resistente.

Il romanzo è un avvertimento letterario, ma anche politico e culturale: interrogarsi sul rapporto tra intelligenza artificiale, libertà e umanità non è più solo esercizio speculativo, è una necessità urgente.

Foto dall’account Instagram ufficiale di add editore (@add_editore)

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