Nella guerra dei social media legata al conflitto con gli Stati Uniti, l’Iran sta battendo il paese dei “tech bros” sul loro stesso terreno. Mentre gli iraniani subiscono il blackout internet più lungo mai imposto da un governo, i profili diplomatici del paese inondano le piattaforme occidentali di meme, animazioni Lego generate dall’IA e video satirici contro l’amministrazione Trump. In casa la rete è oscurata ma nelle relazioni internazionali diventa un’arma.
A guidare l’offensiva è una generazione di giovani content creator a cui le autorità hanno dato carta bianca. Consapevoli di non poter scalfire i media tradizionali americani, hanno puntato sull’ironia. Tra i casi più efficaci, quello dell’ambasciata iraniana in Sudafrica: un video con Trump travestito da rockstar anni Ottanta ha superato 45.000 like in 24 ore. Nella notte in cui il presidente aveva promesso di cancellare la civiltà persiana, la stessa ambasciata ha risposto con il video di un cane che fissa la telecamera. Niente di esplicito, niente di religioso.
Narges Bajoghli, docente di studi mediorientali alla Johns Hopkins University, dice di non aver mai visto in quindici anni contenuti virali condivisi così trasversalmente, dall’estrema destra americana ai progressisti. A rendere possibile tutto questo, secondo l’antropologa, è stata una scelta precisa: l’apparato militare iraniano ha ceduto la comunicazione alla generazione più giovane, quella che conosce il linguaggio della rete.
Leggi l’articolo completo “Viral victory: Iran is beating the land of tech bros in the social media wars” su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (27/02/2026).

