In Iran le telecamere del traffico di Teheran hanno registrato per anni molto più di semplici infrazioni stradali. Quelle immagini, destinate ai centri di controllo, sarebbero state intercettate dal Mossad, trasformandosi in uno strumento di osservazione costante sui vertici della Repubblica islamica. Riprese incrociate, orari, targhe, soste ripetute. L’intelligence israeliana avrebbe così ricostruito i movimenti delle auto di servizio, seguendo traiettorie abituali e deviazioni improvvise. Un lavoro meticoloso, fatto di accumulo e pazienza, che ha permesso di stabilire con precisione dove si trovasse Ali Khamenei nel momento decisivo.
A scriverlo è il Financial Times, citando fonti dell’intelligence. “Conoscevamo il centro di Teheran come quello di Gerusalemme”, avrebbe confidato uno 007. Non un’iniziativa improvvisata, ma un’attività estesa nel tempo. Già nel 2025, durante la guerra dei dodici giorni, Israele aveva aggirato il divieto dei cellulari imposto ai dirigenti iraniani intercettando i telefoni di autisti e guardie del corpo. Quando anche quel canale è stato chiuso, sono rimasti gli occhi elettronici disseminati agli incroci, attorno ai ministeri, nei pressi dei palazzi sensibili.
Miliardi di dati sarebbero stati analizzati dall’Unità 8200, la struttura tecnologica dello spionaggio israeliano. Eppure la sola sorveglianza digitale non bastava. Serviva una conferma ulteriore, indipendente. Secondo il quotidiano britannico, l’ultima verifica sarebbe arrivata da una talpa interna gestita dalla CIA. Due piani di intelligence, uno elettronico e uno umano, intrecciati nelle ore precedenti al primo raid, prima che la Guida Suprema potesse rifugiarsi.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (27/02/2026).

