I King Gizzard & the Lizard Wizard sono una rock band australiana nota per essere ossessivamente prolifica: 26 album dal 2012, con uno stile che cambia continuamente tra psych rock, metal, jazz e synth-pop. Hanno una fanbase fedelissima e non si fanno problemi a prendere posizioni politiche scomode, soprattutto su temi ambientali e tecnologici.
La protesta che diventa una beffa
Nel luglio 2024 la band ha tolto tutta la loro musica da Spotify perché Daniel Ek aveva investito oltre 600 milioni di euro in Helsing, un’azienda tedesca che produce droni militari e software bellici basati sull’IA. Avevano 600mila follower sulla piattaforma, ma hanno mollato tutto. Poche settimane dopo è comparso su Spotify un profilo chiamato “King Lizard Wizard” che caricava brani identici al loro stile. Stesso sound, stessi testi, stessa struttura. Solo che era tutto generato dall’intelligenza artificiale. Per settimane questo fake ha raccolto decine di migliaia di stream e circa 60mila follower. Gli algoritmi di Spotify lo raccomandavano tranquillamente nelle playlist personalizzate. La storia è uscita quando qualcuno su Reddit ha segnalato questi brani strani nella sua Release Radar. Il frontman Stu Mackenzie ha commentato amaramente che “siamo davvero nella merda”.
Un’epidemia fuori controllo
Il problema è molto più grande. Spotify ha rimosso 75 milioni di tracce spam nell’ultimo anno su un catalogo di circa 100 milioni di brani totali. Esistono interi artisti fake – “Aventhis”, “The Devil Inside” – che macinano milioni di ascolti con musica country e blues generata da algoritmi, complete di biografie inventate e foto create dall’IA. Finiscono persino nelle playlist ufficiali. Dal punto di vista legale è un casino: la musica generata dall’IA potrebbe essere considerata un’opera nuova, un “sound-alike” legale. Le leggi proteggono Spotify, mentre gli artisti devono fare causa ai truffatori spendendo migliaia di euro per recuperarne poche centinaia. Spotify ha annunciato a settembre 2024 nuove regole contro questi fenomeni, ma i controlli evidentemente non funzionano.
Il paradosso del boicottaggio digitale
I King Gizzard si sono spostati su Bandcamp dove hanno messo il catalogo a prezzo libero, diventando subito uno dei progetti più venduti. L’algoritmo, come sempre più spesso accade, in poche settimane riesce a riempire lo spazio lasciato vuoto, e probabilmente lo rifarà ogni volta che qualcuno se ne andrà. La band ha dimostrato che si può sopravvivere fuori dall’ecosistema Spotify, ma solo se hai già una base solida di fan disposti a seguirti. Per i musicisti emergenti la scelta è più brutale: restare in un sistema che non ti tutela o sparire del tutto.
Immagine ricavata dalla pagina Instagram Ufficiale della band .

