Negli ultimi giorni, sui social media è diventata virale un’immagine di una testa di cavallo in marmo, presentata come la celebre protome Medici-Ricciardi, conservata al Museo Nazionale Archeologico di Firenze. Questo presunto capolavoro, che ha affascinato molti appassionati di equitazione, è in realtà un falso generato dall’intelligenza artificiale. La vera protome Medici-Ricciardi, risalente al IV secolo a.C., è infatti di bronzo e non somiglia affatto alla scultura mostrata nell’immagine digitale.
L’immagine digitale, creata e diffusa dal profilo “Old Historical Images“, ha tratto in inganno anche esperti di cultura equestre. Diversi indizi avrebbero potuto far sorgere sospetti: i dettagli della bardatura del cavallo non sono storicamente accurati per il periodo ellenistico, e l’anatomia del cavallo presenta delle incongruenze, come le orecchie tondeggianti più simili a quelle di un capriolo.
Questa vicenda mette in luce la vulnerabilità dei social media, dove spesso si condividono informazioni senza verificare l’attendibilità delle fonti. L’episodio evidenzia come l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata per creare immagini realistiche, ma ingannevoli, che possono facilmente diffondersi e influenzare l’opinione pubblica. Sebbene in questo caso il danno sia relativamente lieve, poiché riguarda un’opera d’arte, il rischio aumenta considerevolmente quando si tratta di immagini o informazioni di natura politica, scientifica o medica.
Leggi qui l’intero articolo: Il caso della falsa testa di cavallo Medici-Ricciardi
Foto di Alexas Fotos

