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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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Le due transizioni gemelle: orientare la transizione digitale alla sostenibilità ambientale

Pannelli solari

La gravità della crisi climatica ed ambientale in corso e le conseguenze catastrofiche che potrà avere sulla vita e, finanche sulla sopravvivenza, della specie umana ha spinto all’assunzione a livello internazionale di impegni ambiziosi di contrasto delle emissioni climalteranti e di tutela ambientale.

In tale contesto, l’Unione Europea vorrebbe divenire leader a livello mondiale nella lotta al cambiamento climatico, raggiungendo entro il 2050 la neutralità climatica.

Obiettivi tanto ambiziosi richiedono, tuttavia, profondi cambiamenti del modo di vivere e produrre delle persone, nell’ambito di un processo che ha preso il nome di “transizione ecologica”. Il rapporto tra attività umana e fini ambientali si fa particolarmente problematico rispetto all’attività economica, le cui caratteristiche e i cui limiti dovranno essere ripensati sulla base del principio di sostenibilità: si dovrà, cioè, modellare il più possibile l’attività economica alla legge di natura per cui “nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma”. Si tratta quindi di capire come spingere le imprese ad operare in modo sostenibile, riducendo il più possibile le emissioni climalteranti e i rifiuti prodotti.

In tale contesto si inserisce il tema della transizione digitale, che si affianca alla transizione verde, e che potrebbe costituire la “chiave di volta” per il raggiungimento di obbiettivi ambientali tanto ambiziosi.

L’essere umano ha da sempre mutato i propri modi di vivere grazie al progresso tecnico, non stupisce, quindi, che attualmente per la realizzazione di quei profondi mutamenti richiesti dalla transizione ecologica si ripongano grandi speranze nelle tecnologie digitali.

Foto di Soliman Cifuentes su Unsplash

Le speranze sono peraltro accresciute dalla velocità esponenziale con cui il mondo digitale si sta sviluppando, grazie, in particolare, allo svilupparsi dell’Intelligenza Artificiale (IA).

L’importanza della transizione digitale per la transizione verde è riconosciuta dall’UE nelle sue politiche. Nel 2019, infatti, la Commissione europea ha posto tra le sue priorità sia la transizione verde che la transizione digitale, evidenziando le interconnessioni che sussistono tra le due transizioni, che hanno iniziato così ad essere qualificate come “transizioni gemelle”.

L’idea delle due transizioni gemelle è stata esplicitata nella Relazione “Abbinamento tra transizione verde e transizione digitale nel nuovo contesto geopolitico”, presentata dalla Commissione europea il 29 giugno 2022. Nel documento è stato evidenziato come le due transizioni abbiano la capacità di alimentarsi a vicenda e l’importanza che, quindi, esse siano portate avanti di pari passo. A tal fine la Commissione ritiene necessario adottare una strategia volta a «rafforzare le sinergie tra le due transizioni e sciogliere le tensioni».

Si tratta, a ben vedere, di funzionalizzare la transizione digitale a quella ambientale, più che il contrario: le sinergie da rafforzare sono infatti quelle del digitale a favore dell’ambiente e le tensioni da sciogliere quelle relative ai danni che uno sviluppo incontrollato della società digitale può cagionare alla transizione verde.

In tale contesto assume rilievo crescente la nozione di “sostenibilità digitale”, che, utilizzando le parole di Stefano Epifani, Presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale, «esprime il ruolo sistemico del digitale rispetto alla sostenibilità, guardando ad esso da una parte come strumento di supporto per il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, dall’altra come elemento da indirizzare attraverso criteri di sostenibilità».

È, dunque, di un concetto duplice, che non attiene solo al potenziamento dell’impatto positivo che il progresso delle tecnologie digitali può avere per la sostenibilità ambientale ma anche alla riduzione degli effetti negativi che il mondo digitale può avere sull’ambiente. 

Da un lato, quindi, la sostenibilità digitale si lega alla capacità del digitale di rendere possibile lo sviluppo di innovazioni capaci di aiutare la transizione verde: sia nel senso di consentire la riduzione delle emissioni inquinanti, sia nel senso di rendere più sostenibile anche dal punto di vista sociale ed economico tale transizione. D’altro lato, però, per aversi sostenibilità digitale è necessario anche ridurre il più possibile gli effetti negativi che la transizione digitale produce rispetto alla transizione verde.

Tra le principali problematiche vi è anzitutto il fabbisogno energetico del settore digitale. Attualmente le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) sono responsabili del 5%-9% del consumo globale di energia elettrica e di circa il 3% delle emissioni di gas a effetto serra. Una richiesta di energia che, con lo svilupparsi del settore, potrebbe aumentare grandemente e rispetto a cui risulta fondamentale agire su più versanti: ridurre il fabbisogno energetico del settore, incrementare il ricorso alle fonti di energia rinnovabile, e, infine, disciplinare l’uso che di tali tecnologie viene fatto, in particolare limitando i c.d. “effetti di ricaduta”, ossia le risposte comportamentali al miglioramento dell’efficienza che controbilanciano i potenziali risparmi nei consumi.

Foto di Dustan Woodhouse su Unsplash

Si tratta di un tema già preso in considerazione in alcuni atti dell’UE. Si può pensare alla Direttiva sull’Ecodesign 2009/125/CE che ha introdotto requisiti minimi obbligatori per l’efficienza energetica di alcuni prodotti, e, in particolare, alla regolamentazione dell’ecodesign di server e prodotti per l’archiviazione dei dati elaborata in attuazione di tale direttiva, o alla nuova Direttiva sull’efficienza energetica 2023/1791/UE, che ha introdotto specifiche disposizioni in tema di efficientamento energetico dei data center.

Rispetto all’impatto negativo che la società digitale ha sull’ambiente bisogna però anche considerare l’altra grande criticità data dall’enorme quantità di materiali che sono necessari per la costruzione degli impianti e dei dispositivi su cui essa si fonda. Il rischio è che per far fronte al problema delle emissioni climalteranti l’umanità incorra in nuove violazioni dei planetary baundaries, così creando un nuovo, e probabilmente non meno grave, pericolo per l’umanità.

Anche rispetto a tale problema hanno iniziato ad essere adottati alcuni importanti atti normativi europei, sia a livello settoriale sia a livello generale di politica integrata di prodotto. In particolare, è notizia recente l’avvenuta approvazione del Regolamento europeo sull’ecodesign, che impone nuovi requisiti per rendere i prodotti più durevoli, affidabili, riutilizzabili, riparabili, riciclabili, oltre che efficienti dal punto di vista energetico. In questo quadro si inserisce il Regolamento della Commissione 2023/1670/Ue “Specifiche per la progettazione ecocompatibile di smartphone, telefoni cellulari diversi dagli smartphone, telefoni cordless e tablet”.

Rispetto quindi a un trend di crescente attenzione dell’UE per la tematica dell’abbinamento delle due transizioni, qualche delusione è stata suscitata dal Regolamento sull’IA.

L’IA è traino della transizione digitale in corso, e la sua regolamentazione, pertanto, dovrebbe essere di massima importanza per la convergenza di tale transizione con gli obiettivi della transizione verde. Tuttavia, vi è chi ritiene che il testo del neo-approvato regolamento non dedichi sufficiente attenzione alla questione ambientale. In particolare, a deludere è stato il mancato inserimento di un espresso riferimento al rischio di danno all’ambiente tra gli elementi da cui può conseguire la qualificazione del sistema di IA come sistema ad “alto rischio”.

Il timore è che si tratti di un’occasione mancata per il realizzarsi di importanti progressi nel processo di abbinamento tra le due transizioni, da cui in larga parte dipende il successo della transizione ecologica.

Immagine: Foto di Nuno Marques su Unsplash