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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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Il legame tra chatbot e salute mentale in Nigeria

Una persona che parla con un robot con un ombrello in mezzo alle due persone

Sono le due di notte ad Abuja e Joy Adeboye, 23 anni, fissa il telefono con il petto in subbuglio. Sullo schermo, l’ennesimo messaggio minaccioso del suo stalker. Familiari e amici non l’hanno presa sul serio, una terapia costa troppo. Così si rivolge a Chat Kemi, un chatbot su WhatsApp che le risponde: “Buonasera, Joy resiliente. Come stai oggi?

Quest’episodio rappresenta la nuova frontiera della salute mentale in Nigeria, dove 240 milioni di persone possono contare su appena 262 psichiatri. Il paese spende meno del 5% del budget per la sanità, molto lontano dal 15% raccomandato dall’Unione Africana. Una seduta terapeutica costa 50.000 naira, l’equivalente della spesa settimanale. E poi c’è lo stigma: molti associano ancora i disturbi mentali a stregoneria o debolezza spirituale.

In questo vuoto, dunque, si inseriscono piattaforme come FriendnPal e Blueroomcare, che offrono supporto immediato e anonimo a costi accessibili. I chatbot seguono protocolli scritti da psicologi nigeriani e in alcuni casi indirizzano gli utenti verso terapisti autorizzati. A conferma della vastità del fenomeno, FriendnPal ha gestito oltre 10.000 sessioni nell’ultimo anno, con tante persone come Oluwakayode, madre di quattro figli a Lagos, che continua a usare il suo bot: “So che non è umano, ma alle 2 del mattino sembra che qualcuno sia lì per me“.

Leggi l’articolo completo ‘At 2am, it feels like someone’s there’: why Nigerians are choosing chatbots to give them advice and therapy su The Guardian.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (12/02/2026).

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