Un licenziamento illegittimo. Lo ha stabilito il Tribunale del Lavoro di Genova nel caso di una dipendente cinquantenne di Maersk — il colosso danese del trasporto marittimo — licenziata il 26 febbraio 2025 insieme ad altri tre colleghi del reparto Workflow, quello che si occupa della gestione informatica dei processi aziendali. La sentenza è netta: la lavoratrice va reintegrata nel suo posto e risarcita e Maersk dovrà inoltre pagare cinquemila euro di spese legali.
Il nodo centrale della vicenda è la delocalizzazione. La stessa azienda aveva scritto nelle lettere di licenziamento che le attività del reparto erano state trasferite ai centri GSC in India e Filippine, dove l’intelligenza artificiale viene applicata da tempo per gestire processi aziendali, favorita da normative più permissive. I tre colleghi della donna avevano accettato una buonuscita; lei no, e ha fatto causa. A rendere il caso ancora più emblematico, un post LinkedIn del manager globale Mark Degrelle, che ad aprile 2025 raccontava entusiasta la sua visita ai centri Maersk di Pune e Mumbai: «Vedere l’IA in azione — scriveva — non è più un concetto ma una realtà». Il tutto mentre l’azienda, che non versava in crisi economica e aveva ricevuto rilevanti finanziamenti pubblici per la piattaforma di Vado Ligure, tagliava lavoratori in Italia.
Le motivazioni della giudice Maria Ida Scotto non sono ancora note, ma la sentenza segna un precedente significativo nel dibattito su IA e diritti del lavoro.
Leggi l’articolo completo Maersk la licenziò, le sue mansioni trasferite in India e affidate all’IA. Il giudice: illegittimo su la Repubblica.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (21/04/2026).

