• LinkedIn
  • Telegram
  • FB
  • FB

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

L’intelligenza artificiale e l’erosione del settarismo disciplinare

Interdisciplinarietà

Se si guarda alla storia dello scibile umano nel suo complesso non potrà che risaltare, pressoché inevitabilmente, un fenomeno. Si tratta del progressivo ed inesorabile affermarsi della tendenza interdisciplinare sul suo opposto, il settarismo. Agli albori dell’avventura conoscitiva umana, cominciata nella notte dei tempi attraverso i primi rudimentali tentativi esplicativi,  come ad esempio la narrazione mitologica, si è manifestata la necessità di formare individui che fossero esperti su determinati argomenti.  Ma affinché si potesse essere esperti di qualcosa, era prima necessario delimitare quel qualcosa, cioè creare una sorta di catalogazione sotto la quale fosse possibile raccogliere tutta una serie di conoscenze accomunate da tratti affini. In altre parole, all’inizio del processo conoscitivo umano, fu essenziale stabilire confini disciplinari rigidi e assegnare ogni problema ad un unico e specifico campo, fu essenziale un atteggiamento settario nei confronti della conoscenza. La filosofia è in questo maestra.

Dai confini ai ponti del sapere

Osservare la storia della filosofia, dai mirabili greci fino ad arrivare alle forme moderne del nostro presente, consente di cogliere la profonda importanza di questa tendenza gnoseologica per i progressi dell’umanità nella comprensione della realtà. Per molto tempo, più che essere una disciplina, la filosofia è stata un contenitore di branche disciplinari: ad essa si riferivano la fisica, intesa come indagine sulla realtà visibile, la metafisica, intesa come indagine sulla struttura invisibile dei fenomeni osservabili nella realtà, la psicologia, intesa come l’indagine sul sostrato, sulla ragione d’essere dell’uomo, per i più poetici, sull’anima, l’etica, e così via. La filosofia è stata cioè riferimento identitario per un gruppo davvero eterogeneo di ambiti di studio. La sua storia è stata la ricerca della sua definizione, ovverosia della comprensione di che cosa essa fosse al di là di ciò che conteneva.  In altre parole,  più essa è progredita nel tempo, più i problemi che è andata affrontando si sono fatti complessi. Di necessità, anche le sue branche disciplinari hanno dovuto adeguarsi ai propri oggetti d’indagine, i quali, in molti casi, si sono fatti talmente articolati da costringere quelle stesse aree di studio ad evolversi, ad ampliare le proprie risorse e ad incrementare la propria specializzazione, tanto dal finire, in molti casi, per essere costrette ad emanciparsi dalla propria “casa madre”. L’anima è divenuta psiche, oggetto di studio di una psicologia alla quale non erano più bastevoli le acquisizioni raggiunte dalla filosofia; i fenomeni sono divenuti entità biologiche composte di atomi, entità variegate la cui descrizione offerta dall’ontologia non risultava più sufficientemente esaustiva; i limiti di ciò che era osservabile si sono costantemente espansi, fino a rendere la distinzione kantiana di fenomeno e cosa in sé anacronistica. Insomma, questi nuovi oggetti d’indagine richiedevano di ripensare radicalmente le relative aree di studio. Così, la filosofia si è via via scoperta orfana di quelle parti di sé.

La filosofia che si ridefinisce: dall’unità alle discipline autonome

Ad oggi è difficile dire cosa faccia davvero parte della filosofia e che cosa no, a dimostrazione del fatto che questa parte dello scibile umano non può venire identificata con nessuna delle sue branche. Ma questo non implica certo una perdita d’importanza della stessa. Perché se è vero che essa ha perso per strada, e giustamente, pezzi di sé,  è altrettanto vero che grazie a questo ha potuto meglio definirsi, dato che, come insegnano i maestri medievali, spesso, laddove non risulta possibile una definizione positiva, e cioè dire che cosa un oggetto è, risulta non solo utile ma anzi doveroso lavorare preliminarmente ad una definizione negativa, cioè dire che cosa un oggetto non è.

Ora, non è compito di questo articolo avventurarsi in una difficile definizione della natura e degli scopi della filosofia, piuttosto esso è quello di far riflettere su un aspetto caratterizzante del nostro tempo che proprio grazie all’esempio della sorte toccata alla filosofia si mette in evidenza. I problemi che affronta oggi questa disciplina sono problemi altamente complessi, problemi mutuati da altri ambiti. Mentre una volta i problemi erano innanzitutto filosofici, oggi sono anche filosofici, ma primariamente fisici, sanitari, scientifici, giuridici, pedagogici, sociologici e così via. Ma non solo.

IA: il banco di prova dell’interdisciplinarità

Emblematico è senza dubbio il caso dell’intelligenza artificiale, un oggetto di studio, nella fattispecie, che risulta impossibile da affidare all’analisi di una sola disciplina rigidamente delimitata. L’IA è un problema che dimostra perfettamente il carattere interdisciplinare che pertiene agli oggetti d’indagine del nostro tempo. Allo studio della stessa si dedica una quantità impressionante di discipline, senza che nessuna ne possa vantare la paternità d’indagine, e senza che nessuna,  da sola, possa avere la capacità di esaurirne in maniera esaustiva la complessità. L’IA riguarda ambiti come l’informatica, la sanità, la politica, la matematica, la pedagogia, la logica, l’ecologia, l’economia, ma l’elenco sarebbe ancora lungo.

Tutto questo ci testimonia quanto il mondo si sia evoluto e complicato, e con esso anche i problemi derivanti. Come dimostrato dalla storia della filosofia, e dall’IA oggi, con l’evolversi del percorso conoscitivo umano risulta pressoché impossibile risolvere una questione restando all’interno di una sola disciplina, e nemmeno è più efficace scomporre ulteriormente la stessa in tante branche che poi andranno via via emancipandosi dalla loro matrice originale – come fu per il caso della filosofia – ma è necessario che, a prescindere dall’ambito di studio e dalla prospettiva di partenza, si intavoli un dialogo con quante più aree di studio a disposizione. Il settarismo disciplinare, per quanto possa essere variegato, risulta ormai anacronistico ed inefficace. Insomma, se c’è una cosa che i problemi attuali possono insegnare alla filosofia e all’umanità è proprio la necessità di un confronto, quanto più vasto possibile, tra prospettive individuali, sociali e disciplinari diverse. L’idea che ad ogni disciplina appartenga la paternità in via esclusiva dello studio di fenomeni e della risoluzione di problemi specifici è storia.

Immagini generate tramite ChatGPT. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

Esplora altri articoli su questi temi