Un nuovo studio condotto dall’Università di Cambridge ha rivelato come anche poche ore di isolamento sociale possano aumentare significativamente la vigilanza verso le minacce negli adolescenti, anche quando questi rimangono connessi attraverso i social media. La ricerca, pubblicata su Royal Society Open Science, getta nuova luce sul legame tra solitudine e disturbi d’ansia, in costante aumento tra i giovani.
Lo studio: metodologia e partecipanti
I ricercatori hanno coinvolto 40 adolescenti tra i 16 e i 19 anni (22 ragazze e 18 ragazzi) in un esperimento innovativo. Ogni partecipante ha preso parte a tre sessioni: una di base e due sessioni di isolamento di circa 4 ore ciascuna. Durante una sessione di isolamento, i partecipanti non avevano accesso ad alcuna forma di interazione sociale, mentre nell’altra potevano utilizzare smartphone e social media.
“Volevamo capire se le interazioni virtuali potessero mitigare gli effetti dell’isolamento fisico”, spiega Emily Towner, autrice principale dello studio. “I risultati sono stati sorprendenti.”
Risultati principali: l’isolamento aumenta la percezione del pericolo
Lo studio ha utilizzato un test di condizionamento pavloviano, dove i partecipanti dovevano associare forme geometriche a suoni sgradevoli, mentre venivano monitorate le loro risposte fisiologiche attraverso elettrodi che misuravano l’attività elettrodermica (un indicatore di stress).
I risultati hanno mostrato che:
- Dopo entrambe le sessioni di isolamento, i partecipanti mostravano una maggiore sensibilità alle minacce rispetto alla sessione di base
- Le risposte di ansia erano aumentate del 70% in media dopo l’isolamento
- L’accesso ai social media non ha ridotto significativamente questi effetti
- La solitudine auto-riferita è più che raddoppiata dopo la sessione con accesso ai social media e quasi triplicata dopo l’isolamento completo
Il ruolo della solitudine e della noia
Un aspetto interessante emerso dall’analisi è il ruolo contrastante della solitudine e della noia. Mentre la solitudine aumentava l’apprendimento della minaccia, la noia sembrava avere l’effetto opposto. Questo potrebbe spiegare perché non si sono osservate differenze significative tra le due sessioni di isolamento: l’aumentata noia nella sessione di isolamento totale potrebbe aver controbilanciato gli effetti dell’aumentata solitudine.
Implicazioni per la salute mentale
“Questi risultati potrebbero aiutare a comprendere perché l’isolamento sociale contribuisce allo sviluppo di disturbi d’ansia”, commenta la Dr.ssa Livia Tomova, co-autrice senior dello studio. “La necessità di interazione sociale è particolarmente intensa durante l’adolescenza, e non è chiaro se la socializzazione online possa soddisfare questo bisogno fondamentale.”
Lo studio assume particolare rilevanza considerando che la solitudine tra gli adolescenti è quasi raddoppiata negli ultimi anni a livello globale, e che i disturbi d’ansia sono in costante aumento tra i giovani.
Limitazioni e prospettive future
I ricercatori sottolineano alcune limitazioni dello studio:
- I partecipanti erano adolescenti socialmente ben integrati senza disturbi mentali diagnosticati
- La raccolta dati è avvenuta durante la pandemia di COVID-19
- Le interazioni virtuali potrebbero avere effetti diversi a seconda della loro natura (messaggi vs. videochiamate)
Sono necessarie ulteriori ricerche per esplorare gli effetti su popolazioni diverse e per comprendere meglio il ruolo delle diverse forme di interazione sociale virtuale.
Conclusioni
Questo studio pionieristico dimostra come anche brevi periodi di isolamento sociale possano avere effetti significativi sulla percezione delle minacce negli adolescenti, e come le interazioni virtuali potrebbero non essere sufficienti a compensare la mancanza di contatto sociale diretto. Le implicazioni sono particolarmente rilevanti in un’epoca in cui l’isolamento sociale e l’uso dei social media sono in costante aumento tra i giovani.
Immagine di copertina generata tramite Flux.
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