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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Medicina, l’AI può ridurre gli errori e migliorare l’accesso alle cure

Un chip con una croce al centro che rappresenta l'uso dell'AI in medicina e sanità

In un articolo pubblicato sul Guardian, la ricercatrice in psichiatria digitale Charlotte Blease (Harvard Medical School, Università di Uppsala) osserva che le aspettative nei confronti dei medici sono spesso irrealistiche: pressioni crescenti, carichi di lavoro e risorse limitate mettono in difficoltà anche i professionisti più preparati. Persino le strutture più avanzate faticano a far fronte al sovraccarico del personale e alla lentezza nell’adozione delle nuove evidenze scientifiche. Negli Stati Uniti, ad esempio, gli errori diagnostici causano ogni anno morte o danni permanenti a circa 800.000 persone.

Anche dopo anni di studio, le capacità umane hanno limiti nel gestire la rapidità e la complessità della medicina attuale. L’IA invece elabora enormi quantità di dati senza affaticarsi e offre una capacità di analisi dei dati e riconoscimento dei pattern superiore a quella umana, mostrando risultati notevoli anche nei casi complessi o rari. Queste tecnologie potrebbero ridurre disparità di accesso e tempi di attesa, contribuendo a trasformare l’assistenza sanitaria in un servizio più immediato e distribuito.

Iniziative come l’integrazione di AI nell’app del NHS segnano dunque un passo importante verso cure più accessibili e tempestive, ma richiedono strategie inclusive per colmare il divario digitale e garantire equità nell’accesso alle cure. Blease osserva che la ricerca attuale si concentra quasi solo su bias ed errori dell’AI, trascurando le fragilità già presenti nei sistemi sanitari, spesso inaccessibili o inadeguati; un confronto equo deve invece tenere conto di entrambi i lati della bilancia.

Leggi l’articolo completo: The Big Idea: why we should embrace AI doctors su The Guardian

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (05/02/2025).

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