Il lancio di ChatGPT Health da parte di OpenAI riaccende il dibattito sull’uso dell’IA in medicina. Il nuovo servizio di OpenAI promette infatti risposte personalizzate integrando cartelle cliniche e app di salute. Proprio qui emergono i nodi critici, come il trasferimento di dati sensibili, vuoti normativi e il rischio di allucinazioni. L’uso più promettente sarebbe lato medici, automatizzando compiti amministrativi e liberando tempo clinico.
Il chirurgo Sina Bari racconta come ChatGPT possa fornire consigli medici fuorvianti, estrapolando dati da studi non pertinenti. Nonostante ciò, accoglie positivamente il lancio di ChatGPT Health, una versione “dedicata” e più riservata, che formalizza un uso già diffuso tra i pazienti. Come osserva Itai Schwartz (MIND) infatti, il trasferimento di dati sanitari da sistemi conformi a HIPAA verso piattaforme che non lo sono pone rischi evidenti. Eppure, nota TechCrunch, oltre 230 milioni di persone usano già ChatGPT per questioni di salute; per il venture capitalist Andrew Brackin, era inevitabile creare una versione più strutturata e “sicura”.
La comunità medica sembra concordare sul fatto che l’IA abbia un ruolo importante da giocare in sanità, ma privilegia applicazioni sul lato dei professionisti piuttosto che dei pazienti. Progetti come ChatEHR di Stanford o Claude for Healthcare di Anthropic puntano ad automatizzare compiti amministrativi che consumano fino a metà del tempo dei medici, permettendo loro di dedicarsi maggiormente ai pazienti e riducendo le liste d’attesa. In questo scenario, conclude TechCrunch, resta una tensione strutturale tra etica medica e logiche delle big tech, che richiede cautela e scetticismo.
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Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (17/04/2025).

