Quarantadue milioni di dollari raccolti, biglietti a 100.000 dollari l’uno. Il Met Gala 2026 ha stabilito un record e la donazione più rilevante è quella di Jeff Bezos e Lauren Sánchez Bezos, parliamo di 10 milioni di dollari. Non erano soli tech-magnati, tra gli ospiti sedevano anche il co-fondatore di Google Sergey Brin, Mark Zuckerberg e rappresentanti di OpenAI. Per la prima volta nella storia della serata, la Silicon Valley occupava il tavolo d’onore in modo sistematico, non episodico.
Per i Bezos il Met Gala 2026 è l’ultimo atto di una campagna di posizionamento avviata anni fa: profilo su US Vogue nel 2023, cover digitale per il matrimonio veneziano nel 2025, prime file alle sfilate di Parigi, donazioni milionarie per borse di studio sui tessuti sostenibili. Quello che cercano, secondo la giornalista Amy Odell, è il cachet culturale che il denaro da solo non produce. La moda è uno dei pochi sistemi in grado di convertire la ricchezza in simbolo. Sul fronte di Condé Nast, editore di Vogue, l’equazione è altrettanto trasparente: Bezos è già un partner industriale, dopo l’accordo che permette ad Amazon di usare i contenuti delle riviste del gruppo per podcast generati dall’AI.
Il lusso tradizionale, nel frattempo, è sempre più in crisi. I grandi brand che un tempo sponsorizzavano mostre ed eventi culturali sono in difficoltà, e il Costume Institute ha bisogno di chi scriva assegni. In questo vuoto i magnati tech entrano da salvatori, portando visibilità e liquidità. La giornalista Odell li paragona ai Kardashian: una presenza che il sistema della moda prima tollera, poi normalizza, poi non sa più fare a meno di usare. Bezos, Brin e Zuckerberg non cercano visibilità ma vogliono qualcos’altro, vogliono essere percepiti come parte della cultura, non solo del capitale.
Leggi l’articolo completo “The devil owns Amazon: big tech has infiltrated the fashion world – will we see a revolt?” su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (02/06/2026).

