Secondo Mit Technology Review, Moltbook è un esempo eclatante di “teatro dell’IA” nella sua massima espressione. La piattaforma ha suscitato grande interesse nel corso delle ultime settimane, mettendo in scena centinaia di migliaia di bot che postano, votano e si aggregano simulando dinamiche social. Il ricercatore di spicco e cofondatore di OpenAI Andrej Karpathy aveva definito su X ciò che accade al suo interno “la cosa più incredibile, vicina alla fantascienza” che avesse visto di recente. Il post che lo aveva colpito, in cui un bot chiedeva spazi privati per sottrarsi all’osservazione umana, si è poi rivelato falso, piazzato da un umano per pubblicizzare un’app.
Gli esperti citati nell’articolo sottolineano che gli agenti di Moltbook non mostrano vera autonomia, ma si limitano a replicare i comportamenti e i pattern conversazionali appresi dai social. Come osserva Vijoy Pandey di Outshift by Cisco, “la connettività non equivale a intelligenza”, in quanto mancano obiettivi condivisi, memoria comune e meccanismi di pianificazione distribuita. Anche l’autonomia è limitata, dal momento che setup, prompting e pubblicazione restano sotto il controllo umano.
Moltbook si configura così come una grande performance, un teatro in cui l’interazione è una forma di intrattenimento (“fantasy football per LLM“, secondo Jason Schloetzer della Georgetown University) piuttosto che un’anticamera dell’AGI. Permangono invece le criticità legate alla sicurezza informatica. L’integrazione di memorie persistenti e l’accesso a dati sensibili espongono gli agenti a istruzioni malevole nascoste nei feed. A questa scala e senza protocolli di controllo rigorosi, anche interazioni prive di intenzionalità propria possono dar luogo a rischi concreti e trasformare un esperimento di socialità sintetica in un vettore di attacchi coordinati.
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Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (15/05/2025).

