Finora ne parlavano solo gli addetti ai lavori della Silicon Valley, ma CoreWeave, Nebius e le altre società “neocloud” sono ormai sotto i riflettori. Gestiscono enormi datacenter pieni di computer costosissimi e li affittano ad Anthropic, OpenAI e Meta. Il problema è che il loro equilibrio finanziario preoccupa sempre più investitori.
Il motivo è il debito: per comprare l’hardware servono capitali immediati, così queste aziende firmano contratti di lunga durata con i giganti tech e li usano, insieme ai chip, come garanzia per ottenere prestiti. Così CoreWeave, leader del settore, è arrivata a 35,1 miliardi di dollari di debito. Nell’ultimo mese il suo titolo ha perso un quarto del valore, e Nebius, IREN e Applied Digital hanno fatto anche peggio. Molte di loro nascono dal mining di criptovalute, un’infrastruttura che si è rivelata perfetta per l’IA. Ma ora il loro destino dipende dalle spese dei colossi: quando Microsoft e Google hanno annunciato investimenti inferiori alle attese, i titoli sono crollati.
Gartner prevede che entro il 2030 l’80% di queste società cesserà di operare in modo indipendente, mentre Elon Musk parla di “morte a livello di guppy” per le più piccole. Il segretario al Tesoro Bessent minimizza, e gli analisti ricordano che la domanda di calcolo supera ancora l’offerta. Tuttavia, se la bolla scoppiasse, le neocloud sarebbero le prime a pagarne il conto.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (17/09/2025).

