Il New York Times ha citato in giudizio Brave, browser privacy-oriented fondato nel 2015, accusandolo di aver raccolto illegalmente contenuti coperti da copyright e di averli distribuiti a clienti tra cui figurerebbero Anthropic, Perplexity, Mistral, xAI e Cohere. La causa, depositata lunedì presso il tribunale federale di Manhattan, descrive Brave come un fornitore e distributore di contenuti sottratti agli editori. Lo stesso giorno Daily News, Chicago Tribune e Orlando Sentinel hanno presentato una causa simile, sempre a Manhattan.
Secondo la denuncia del NYT, Brave avrebbe costruito un indice di oltre 30 miliardi di pagine web tramite un crawler non identificato, rendendo impossibile per gli editori bloccarne l’accesso. La causa colpisce anche una funzione del browser che aggira i paywall e la pratica di Brave di bloccare le pubblicità degli editori sostituendole con le proprie. Il Times, che ha già avviato azioni simili contro OpenAI e Perplexity, chiede un’ingiunzione e un risarcimento danni.
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Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (29/04/2025).

