Negli ultimi anni, figure di primo piano dell’industria tech tra cui Mark Zuckerberg, Elon Musk e Sam Altman hanno trovato nei podcast e nei media indipendenti uno spazio privilegiato per interviste lunghe e poco critiche. Alcune piattaforme, come il blog Substack di Andreessen Horowitz e la rivista The Republic di Palantir, sono state create direttamente dalle aziende o dai loro investitori. I canali presentano contenuti pro-tech che enfatizzano il ruolo positivo dell’industria e offrono ai suoi leader una community fidata, in un momento in cui gran parte del pubblico statunitense nutre diffidenza verso i grandi gruppi tecnologici.
La strategia riflette la storica diffidenza del settore verso i media, accentuata da scandali come i Facebook Files. Si tratta di una dinamica che richiama modelli consolidati nell’ambito di intrattenimento e politica, fatta di spazi protetti e filtri sull’accesso giornalistico che consentono una narrazione dominante senza contraddittorio. I contenuti promuovono una narrazione positiva, enfatizzando innovazione, libertà imprenditoriale e collaborazione con istituzioni come il settore militare. Fellowship e programmi editoriali di società come a16z formano operatori e creatori per consolidare ulteriormente quella che il Guardian definisce a tutti gli effetti una bolla mediatica.
Questo ecosistema rivela come le élite tecnologiche percepiscono se stesse e il futuro che intendono plasmare: una sfera con minore regolamentazione pubblica, ridotto scrutinio sulle pratiche aziendali e controllo diretto su come vengono rappresentate.
Leggi l’articolo completo: How big tech is creating its own friendly media bubble to ‘win the narrative battle online’ su The Guardian
Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (16/05/2025).

