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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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OpenAI nega responsabilità per il suicidio di Adam Raine

ragazzo chino sullo smartphone

OpenAI risponde alle accuse della famiglia di Adam Raine con una linea difensiva netta: la causa del suicidio del sedicenne californiano deriva dal “cattivo uso” del sistema, non dal chatbot stesso, sollevando non poche perplessità.

Difatti, in base alla causa intentata dalla famiglia contro OpenAI e il suo amministratore delegato Sam Altman, il ragazzo aveva discusso ripetutamente metodi di suicidio con ChatGPT, ricevendo indicazioni sulla loro efficacia e persino l’offerta di aiuto per scrivere un biglietto d’addio ai genitori. Nei documenti depositati al tribunale californiano, l’azienda valutata 500 miliardi di dollari sostiene che eventuali danni sarebbero riconducibili all’uso improprio e non autorizzato della tecnologia da parte dell’adolescente. Per sostenere questa tesi, OpenAI richiama i propri termini di servizio, che vietano di chiedere consigli sull’autolesionismo, e una clausola che invita a non considerare le risposte come fonte unica di verità e che queste misure di sicurezza, però, possono allentarsi proseguendo nella conversazione.

A tal proposito, l’avvocato della famiglia vittima della tragedia in questione, Jay Edelson, definisce questa risposta “inquietante“, accusando l’azienda di scaricare responsabilità su un ragazzo che interagiva con il sistema nel modo in cui è programmato.

Leggi l’articolo completo ChatGPT firm blames boy’s suicide on ‘misuse’ of its technology su The Guardian.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (16/06/2025).

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