L’intelligenza artificiale in Italia non è solo una questione tecnologica, ma profondamente politica. Due indagini promosse da Monitoring Democracy, iniziativa dell’Università Bocconi, condotte tra dicembre 2024 e maggio 2025 su oltre 2.000 persone, confermano che orientamenti ideologici e valori continuano a guidare l’approccio degli italiani verso questi strumenti.
Nonostante il Paese occupi posizioni basse nell’indice DESI di digitalizzazione, tuttavia, l’uso dell’intelligenza artificiale e, per lo più ChatGPT, è in crescita. Anche tra gli over 64 la quota di chi l’ha utilizzata almeno una volta sale al 34,9%, con un incremento del 12,2%. L’appartenenza politica, però, fa la differenza: gli elettori di +Europa e Azione guidano con oltre l’80% di utilizzo, mentre quelli di Fratelli d’Italia, Lega e Italia Viva restano sotto il 50%.
Nonostante quest’incremento, le differenze rimangono molto marcate. Tra queste, quella principale riguarda le aspettative sul futuro, dove le diversità ripercorrono le tradizionali faglie ideologiche. Forza Italia, ad esempio, vanta la quota più alta di chi prevede un aumento dei posti di lavoro, mentre i giovani, pur vedendo opportunità, temono una diminuzione dell’occupazione. D’altro canto, gli elettori di M5S e FdI percepiscono l’IA come minaccia per l’umanità, mentre per Azione il rischio apocalittico è minimo.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (24/10/2025).

