Gli Oscar tracciano una linea netta sull’IA: per vincere una statuetta, recitazione e scrittura devono essere opera di esseri umani. L’Academy of Motion Picture Arts and Sciences ha aggiornato il proprio regolamento, stabilendo che la recitazione deve essere “dimostrabilmente eseguita da persone in carne e ossa” e che le sceneggiature “devono avere un autore umano“. Una modifica definita dalla stessa istituzione come “sostanziale“, e che fino a oggi non era mai stata necessaria.
La spinta viene da un contesto in rapida evoluzione in cui, ad esempio, Val Kilmer, scomparso nel 2025, sarà ricreato digitalmente per interpretare un ruolo da protagonista in un film in uscita; un’attrice londinese, invece, Eline van der Velden, ha annunciato di aver costruito un attore completamente fittizio generato dall’IA. E due anni fa, lo sciopero degli sceneggiatori di Hollywood aveva già messo al centro del dibattito pubblico l’uso dell’IA per scrivere copioni televisivi e cinematografici. Sullo sfondo, cresce il contenzioso legale: studios, attori e autori hanno avviato cause contro diverse aziende di IA per violazione del diritto d’autore, poiché i modelli sono stati addestrati su decenni di contenuti umani senza consenso esplicito.
L’Academy, però, non vieta l’IA in senso assoluto. Difatti, al di fuori di recitazione e della scrittura, il suo utilizzo “non favorisce né penalizza” le possibilità di nomination, salvaguardando il criterio di quanto centrale sia stato il ruolo umano nel processo creativo dell’opera.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (25/04/2025).

