Parlare di intelligenza artificiale nel mondo del libro senza cadere o in un entusiasmo euforico o in un allarme è ancora possibile? Questa è la domanda che ha animato la tavola rotonda ospitata nel Seminario della Scuola per Librai Mauri, a Venezia, dove si sono riuniti alcuni dei nomi più pesanti della filiera globale: Murray di HarperCollins, Shelley di Hachette, Daunt di Waterstones e Draga della Federazione europea degli editori.
Il tema più rovente dibattuto è quello dei dataset, dal momento che molti modelli generativi sono costruiti usando contenuti copyrighted senza consenso né compensazione: Stefano Mauri ha parlato di pirateria aperta, citando Zuboff e il suo capitalismo della sorveglianza. Una prima risposta a questo problema, è arrivata con l’accordo di HarperCollins con OpenAI, basato su licenze negoziate e limiti alla riproduzione, che rappresenta un primo modello di come trasformare un conflitto in un mercato sostenibile.
Durante quest’incontro, inoltre, è stato presentato un sondaggio di Hachette, che mostra come il 70% degli intervistati rifiuti i libri generati dall’IA, percentuale che sale all’80% per i libri per ragazzi. Di fronte a questo scenario diviso, Murray ha proposto un marchio human-made come garanzia di autorialità, mentre, d’altro canto, sul versante europeo, Draga ha avvertito che il danno ormai è irriparabile per via di autori copiati senza consenso e di un AI Act ancora in consolidamento, che sono solo punte dell’iceberg di un mercato troppo frammentato per rispondere alle urgenze poste in essere dalle piattaforme globali.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (30/05/2025).

