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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Perché le aziende di IA vogliono che tu abbia paura di loro

Una mano robotica che sorregge il pianeta Terra

Le grandi aziende di intelligenza artificiale hanno sviluppato un copione collaudato: annunciano un modello così potente da essere pericoloso, dichiarano di tenerlo sotto chiave per responsabilità, e intanto lo vendono lo stesso. L’ultimo esempio è Claude Mythos di Anthropic, presentato come capace di individuare vulnerabilità informatiche a un livello che supera gli esperti umani — con conseguenze potenzialmente devastanti per economie e sicurezza nazionale. Eppure alcuni esperti del settore contestano queste affermazioni, segnalando l’assenza di metriche standard come i tassi di falsi positivi, senza le quali è impossibile valutare l’effettiva utilità dello strumento.

Il pattern non è nuovo. Difatti, nel 2019 OpenAI dichiarò GPT-2 troppo pericoloso da rilasciare, salvo poi farlo pochi mesi dopo; Sam Altman nel 2015 disse che l’IA avrebbe probabilmente portato alla fine del mondo — e nel frattempo ha costruito un impero. Elon Musk firmò una lettera per fermare lo sviluppo dell’IA avanzata, poi lanciò xAI entro sei mesi.

Secondo le critiche, l’obiettivo è preciso: distogliere l’attenzione dai danni già in corso — consumo energetico, sfruttamento del lavoro, effetti sulla salute mentale — e legittimare la narrativa per cui solo le aziende stesse possono gestire responsabilmente questa tecnologia. Come osserva Shannon Vallor dell’Università di Edimburgo, dipingere l’IA come una forza quasi soprannaturale rende le persone impotenti, convinte di non poter fare altro che affidarsi ai suoi creatori e che si tratti di apocalisse o di utopia, in entrambi i casi, il potere resta nelle stesse mani.

Leggi l’articolo completo Why AI companies want you to be afraid of them su BBC.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (10/08/2025).

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