Un sondaggio del Pew Research Center su 8.512 adulti statunitensi rivela un’opinione pubblica americana largamente ostile ai datacenter. La maggioranza li associa a impatti ambientali, aumento dei costi energetici e peggioramento della qualità della vita nelle aree circostanti. Solo una minima quota li considera benefici per ambiente (4%), occupazione o qualità della vita delle comunità locali (6%). Particolarmente significativo è il rapporto tra informazione e consenso; più gli intervistati conoscono il tema, più il giudizio si fa negativo.
Come osserva 404Media, i datacenter sono dei vicini particolarmente scomodi, che aumentano i costi energetici locali, consumano enormi quantità d’acqua e producono inquinamento ambientale e acustico. L’amministrazione Trump ha ottenuto da Amazon, Google, Meta, Microsoft, OpenAI, Oracle e xAI un impegno a contenere i costi energetici, ma si tratta di una dichiarazione volontaria priva di forza normativa. Bernie Sanders ha invece annunciato un disegno di legge per una moratoria nazionale sulla costruzione di nuovi datacenter, invocando una pausa collettiva al fine di garantire che l’IA serva la collettività e “non solo una manciata di miliardari“.
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Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (23/02/2025).

