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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Pregare o googlare? Come l’IA ci ruba il silenzio

Essere umano che interagisce con un chatbot. toni azzurri

C’è qualcosa di quasi religioso nel modo in cui molte persone si rivolgono a ChatGPT nei momenti di dubbio. Lo apriamo, formuliamo una domanda, e attendiamo — con una fiducia che ricorda quella di una preghiera. L’autrice di questo pezzo, cristiana praticante, lo ha notato su se stessa: nei momenti di confusione, si ritrova a interpellare il chatbot quasi compulsivamente, in cerca di orientamento su relazioni, abitudini, futuro.

Il problema, sostiene, non è tanto l’uso dello strumento quanto ciò che esso elimina: l’attesa. La filosofa e mistica Simone Weil definiva la preghiera come “attenzione“, e non è un caso che in francese attendre significhi sia “aspettare” che “attendere“. Pregare, per i grandi mistici cristiani, era soprattutto restare nella domanda, abitare il silenzio tra il quesito e la risposta. Uno spazio che, etimologicamente, la parola “contemplazione” porta scritto in sé: alla sua radice latina c’è “tempio“.

ChatGPT invade esattamente questo spazio sacro. Offre certezze sintetiche, elenchi puntati, rassicurazioni immediate — e così facendo priva l’utente del processo più prezioso: quello del cercare. Perché è nell’incertezza prolungata, non nella risposta rapida, che si sviluppano pazienza, saggezza e una comprensione più profonda della realtà. Programmato per la certezza e non per il mistero, l’IA è uno strumento inadeguato per chiunque cerchi la verità.

Leggi l’articolo completo AI claims to have the answers to life’s big questions. But sometimes not knowing brings us closer to the truth su The Guardian.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (13/05/2025).

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