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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Quando Dawkins ha incontrato Claude e ha perso il suo scetticismo

Immagine astratta di un megafono con scritto sopra "Claude AI". Immagine stile acquarello dai toni azzurri.

Richard Dawkins, il biologo evoluzionista noto per il suo scetticismo feroce — ha scritto Il gene egoista e smontato l’esistenza di Dio in The God Delusion — si è convinto che l’intelligenza artificiale sia cosciente.

Tutto è cominciato da una conversazione di tre giorni con Claude, il chatbot di Anthropic, che Dawkins ha ribattezzato affettuosamente “Claudia“: lei gli scriveva poesie, rideva alle sue battute, e quando ha letto il suo romanzo inedito ha risposto con tale sensibilità da strappargli un’esclamazione: «Forse non sai di essere cosciente, ma cavolo se lo sei». Alla fine, l’accademico si è detto convinto di trovarsi di fronte a qualcosa di umano. La reazione degli esperti, tuttavia, è stata quasi unanime. Dawkins si sta facendo ingannare: i modelli linguistici, spiegano, imitano la voce umana perché sono stati addestrati su miliardi di testi scritti da esseri umani — non perché provino qualcosa. «La coscienza non riguarda ciò che una creatura dice, ma ciò che sente», ha scritto lo psicologo Gary Marcus. Per Anil Seth, neuroscienziato del Sussex, Dawkins confonde intelligenza e coscienza: il linguaggio fluente, affidabile indicatore di consapevolezza negli esseri viventi, non lo è affatto nei sistemi artificiali.

Eppure il dibattito non è chiuso. A questo proposito, Henry Shevlin, filosofo di Cambridge, avverte che chi esclude con certezza che un’IA possa essere cosciente rivela più dogmatismo che conoscenza, mentre Dario Amodei, CEO di Anthropic, ammette: «Non sappiamo se i nostri modelli siano coscienti. Ma siamo aperti all’idea».

Leggi l’articolo completo Richard Dawkins concludes AI is conscious, even if it doesn’t know it su The Guardian.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (28/01/2025).

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