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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Quando a dire no al tuo CV è un’IA

Una persona che espone un cartello in cui afferma di star cercando lavoro

Trovare lavoro è diventato un percorso sempre più ostile, soprattutto per i giovani. Bhuvana Chilukuri, studentessa di economia al terzo anno alla Queen Mary University di Londra, ha inviato oltre 100 candidature senza ottenere nemmeno un’offerta. In alcuni casi il rifiuto è arrivato in meno di due minuti: troppo poco perché un essere umano abbia potuto leggere qualcosa.

Per via di questo fatto, è convinta che le sue domande non vengano quasi mai viste da una persona in carne e ossa, perché le aziende ricorrono sempre più all’intelligenza artificiale per scremare i CV e condurre i primi colloqui in video. «Diventi monotono, perdi personalità», racconta. «È robotico. È brutale.» La sua frustrazione è condivisa da molti coetanei. I posti vacanti, difatti, si sono quasi dimezzati rispetto al picco post-pandemia e l’89% dei recruiter britannici dichiara di voler usare ancora più IA nelle selezioni quest’anno.

Di fronte a questo fenomeno dilagante, Denis Machuel, CEO di Adecco, chiarisce la portata del problema: servono in media 200 candidature per ricevere un’offerta. La risposta di molti candidati è usare l’IA anche per candidarsi, innescando un circolo vizioso. Lo studio legale Mishcon de Reya, travolto da 5.000 domande per 35 posizioni, sta sperimentando chatbot capaci persino di rilevare testi generati dall’IA. Secondo Machuel, dunque, la soluzione non sta nello scegliere tra uomo e macchina, ma nel combinarli al momento giusto: l’efficienza dell’IA insieme al giudizio umano.

Leggi l’articolo completo Computer says no. Are AI interviews making it harder to get a job? su BBC.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (29/01/2026).

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