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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Quando l’intelligenza artificiale inquina la ricerca scientifica

Un ricercatore scientifico che sta scrivendo una nuova scoperta scientifica

Nel 2023 un ricercatore americano ricevette un’email da uno studente che chiedeva copia di un suo articolo. Il problema, però, era che quell’articolo non era mai esistito. Si trattava di una “citazione fantasma“, un riferimento bibliografico inventato di sana pianta da ChatGPT. Un caso isolato, all’epoca. Oggi è un fenomeno sistemico.

L’intelligenza artificiale sta inondando la ricerca scientifica di contenuti approssimativi — il cosiddetto “AI slop” — e il sistema di revisione paritaria (peer review) fatica sempre di più a reggere. I revisori volontari che valutano gli studi prima della pubblicazione si trovano sommersi di richieste: la produttività degli autori è esplosa grazie agli LLM, i modelli linguistici alla base di ChatGPT e strumenti simili, ma non sempre in senso virtuoso. Difatti un’analisi su oltre due milioni di preprint pubblicata da Science ha rilevato che dal 2023 la produzione scientifica è aumentata in modo significativo, con incrementi tra il 24 e l’89 per cento tra gli autori che sembrano aver usato l’IA. Il problema è che più articoli non significa più qualità: la complessità linguistica, tradizionale indicatore di rigore scientifico, è diventata inaffidabile perché facilmente simulabile.

Per questa ragione, la soluzione più discussa — usare l’IA per smascherare l’IA — è già in atto: oltre il 50% dei ricercatori dichiara di usarla nella peer review. Ma il rischio, avvertono gli esperti, è trasformare la scienza in un dialogo automatizzato tra macchine, sempre più difficile da controllare.

Leggi l’articolo completo Il lavoro di chi rivede gli articoli scientifici si è molto complicato su Il Post.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (10/06/2026).

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