Tre clienti britannici raccontano di essere stati allontanati da negozi del Paese dopo una falsa segnalazione di Facewatch, il sistema di riconoscimento facciale in espansione nel retail britannico. A febbraio scorso, il personale di un Home Bargains ha accompagnato Ian Clayton, pensionato di Chester, verso l’uscita senza fornirgli spiegazioni né indicazioni su come contestare il provvedimento. Solo dopo una richiesta formale di accesso ai propri dati Clayton ha scoperto che qualcuno lo aveva associato per errore a un episodio di furto precedente. Il negozio ha offerto scuse e un buono da cento sterline, chiedendo in cambio il silenzio sulla vicenda. Lui ha rifiutato.
Anche Warren Rajah, consulente di dati a Londra, e Jennie Sanders, 48 anni di Birmingham, hanno vissuto situazioni simili. Il sistema ha segnalato Rajah a un Sainsbury’s, che lo ha invitato ad andarsene. Dopo numerose email ha scoperto che Facewatch non lo aveva mai inserito nel proprio database: il personale aveva semplicemente sbagliato persona. Sanders invece figurava nell’archivio per un furto in un B&M che nega di aver commesso. Il negozio non conservava più alcuna prova, incluse le immagini di sorveglianza, e alla fine l’ha rimossa dal sistema offrendole un buono. Facewatch dichiara di inviare oltre 500.000 alert l’anno ai rivenditori con un tasso di accuratezza del 99,98%, e attribuisce questi episodi a errori umani del personale, non a difetti tecnologici.
Sul fronte della tutela, il quadro resta fragile. Sanders ha presentato reclamo all’Information Commissioner’s Office senza ricevere risposta dopo sette mesi. Rajah ha cercato indicazioni su come procedere, trovando scarsi riferimenti pubblici. L’ICO ha annunciato nuove linee guida per il retail, ma senza indicare i tempi. Il ministero dell’Interno britannico ha riconosciuto che i sistemi di riconoscimento facciale identificano con minore precisione le persone di carnagione scura e le donne, alimentando il timore che Facewatch possa finire per amplificare disuguaglianze già esistenti.
Leggi l’articolo completo “Guilty until proven innocent: shoppers falsely identified by facial recognition system struggle to clear their names” su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (04/05/2026).

