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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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Ricorsi collettivi come nuova strategia per proteggersi dalle big tech

Immagine stilizzata in stile disegno a mano con un'unica linea, di una persona seduta su un muretto con, di fianco, un grosso luchetto grande come la persona che, seduta, osserva il suo cellulare. una linea collega la persona al lucchetto.

In Europa si sta diffondendo l’uso dei ricorsi collettivi contro le big tech per quanto riguarda la tutela della privacy. Questo è possibile grazie a una direttiva UE del 2020 per cui i cittadini possono unirsi e chiedere risarcimenti per violazioni del GDPR, il regolamento europeo sulla protezione dei dati. Gruppi come SOMI, Noyb e l’Irish Council for Civil Liberties hanno già avviato cause contro aziende del calibro di Meta, TikTok e Microsoft.

Questa direttiva consente di agire in modo coordinato. Se un’autorità conferma una determinata violazione, è possibile ottenere un risarcimento. Un caso recente ha riconosciuto 400 euro a un utente per l’uso incerto dei suoi dati, preoccupando le aziende che temono si possano moltiplicare le richieste.

Il sistema europeo limita i ricorsi alle organizzazioni no-profit per evitare abusi, tuttavia restano ancora degli ostacoli. Ad esempio in Irlanda, dove hanno sede molte big tech, vecchie leggi rendono difficile avviare azioni collettive e limitano i contributi dei consumatori. Noyb denuncia che questo frena l’accesso alla giustizia e viola la normativa europea.

Nonostante le difficoltà, la direttiva permette azioni transfrontaliere. Ad esempio un gruppo francese può agire in Francia anche contro un’azienda irlandese. 

Leggi l’articolo completo: Europe’s privacy groups take on Big Tech with class action cases su politico.eu.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (04/02/2025).

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