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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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Robot e IA nelle case di cura: un’innovazione che richiede cautela

Un robot che assiste un anziano in una casa di cura

Il settore della cura agli anziani guarda con crescente interesse all’intelligenza artificiale, ma la domanda che aleggia è secca: la tecnologia può davvero portare più umanità dove l’umanità sembra mancare? Robot-compagni, esperienze in realtà virtuale, sensori intelligenti e letti automatizzati stanno già cambiando la quotidianità di molte strutture residenziali.

Eppure gli esperti avvertono che nessun algoritmo può sostituire il contatto umano. La professoressa Wendy Moyle, che dirige il laboratorio di robotica sociale alla Griffith University del Queensland, è chiara: la tecnologia deve supportare le persone, non rimpiazzarle. In Australia, ad esempio, gli ospiti di St Vincent’s Care a Toowoomba viaggiano virtualmente tra le Alpi svizzere a bordo di una carrozza-replica, mescolando scenografie fisiche e schermi immersivi. Robot come Abi parlano novanta lingue e riconoscono le emozioni.

Ma una ricerca dell’Università di Sydney lancia l’allarme: le aziende del settore diffondono narrative che distraggono dai problemi strutturali e rinforzano l’ageismo, dipingendo gli anziani come «incidenti in attesa di accadere». La tecnologia, insomma, non è una soluzione magica e il suo ruolo migliore resta quello di amplificare le cure, non sostituirle. Come ricorda Moyle: «I robot non hanno risposte emotive.»

Leggi l’articolo completo An industry targeting Australia’s ageing population is growing, but can AI deliver more humanity in aged care? su The Guardian.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (31/05/2026).

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