Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, ha fatto una previsione netta al Summit del Futuro dell’Intelligenza Artificiale organizzato dal Financial Times a Londra: “La Cina vincerà la corsa dell’IA“. Una dichiarazione che arriva in un momento delicato, pochi giorni dopo l’incontro tra Trump e Xi Jinping, dal quale non è emerso alcun accordo sulla vendita dei chip più avanzati a Pechino. L’amministrazione americana continua a vietare l’esportazione dei processori Blackwell verso la Cina, che deve, dunque, accontentarsi di versioni meno potenti.
Huang è convinto che, nonostante le restrizioni, la Cina disponga di tre vantaggi strutturali: energia a basso costo, poche regole che intralciano l’innovazione e una mentalità più propositiva. Il punto chiave è l’energia. Alcune province cinesi come Guizhou, Gansu e Mongolia Interna offrono sconti fino al 50% sulla corrente elettrica ai datacenter di ByteDance, Alibaba e Tencent, ma solo per chi usa chip prodotti in Cina. Questi sussidi, finanziati dal Big Fund III da 50 miliardi di dollari, sono una risposta diretta al blocco americano.
Dunque, secondo l’amministratore delegato, nella corsa dell’intelligenza artificiale, l’energia potrebbe contare più della potenza di calcolo. Microsoft ha già ammesso di avere GPU inutilizzate per mancanza di corrente, mentre Musk cerca turbine a gas e Google pensa a datacenter spaziali.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (06/11/2025).

