«Le piattaforme digitali non ci informano. Ci polarizzano. Alimentano ciò che ci divide, non ciò che ci tiene insieme. Possiamo definirlo tribalismo emotivo ed è uno dei fenomeni più insidiosi dell’intelligenza artificiale». A parlare è Simona Tiribelli, tra i più giovani docenti universitari di etica dell’IA in Italia. A soli 32 anni insegna all’Università di Macerata e dirige un centro di ricerca al MIT di Boston, studiando come l’intelligenza artificiale modifica le nostre scelte e il modo in cui formiamo opinioni.
Partita da Lunano, piccolo paesino marchigiano, è arrivata nei centri hi-tech di New York, Boston e Harvard grazie alla prestigiosa borsa Fulbright. Oggi è consulente per progetti della Commissione Europea e collabora con l’OMS, lavorando con ingegneri e aziende per progettare sistemi che rispettino le vulnerabilità umane. La più grande vulnerabilità? «La nostra pigrizia. Il pericolo non è solo nella manipolazione algoritmica ma nella nostra resa cognitiva. Tendiamo a delegare troppo a questi sistemi, anche per scelte importanti o moralmente cariche». Gli algoritmi filtrano informazioni per massimizzare i click, spingendoci verso contenuti che ci fanno reagire anziché riflettere, sfruttando i nostri automatismi emotivi.
«Queste piattaforme ci dividono in tribù epistemiche dove le idee si radicalizzano. Questo è il tribalismo emotivo», spiega. La soluzione, secondo la protagonista dell’articolo, risiede nell’implementazione di un’etica by design: progettare l’IA integrando valori etici indirizzati al bene sociale e privi dalle logiche del profitto che dominano i mercati.
Leggi l’articolo completo Simona Tiribelli, eticista al MIT: “L’IA ci divide con il tribalismo emotivo” su La Repubblica.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (08/11/2025).

