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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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Smartglasses Meta: il futuro del computing o un rischio per la privacy?

Occhiali con un display per la realtà aumentata sulla lente destra

Ultimamente una giornalista sente la voce di Judi Dench nella testa, ma in realtà è l’assistente IA integrata negli smartglasses di Meta, frutto della collaborazione con Ray-Ban, che risponde a domande, dà indicazioni stradali, legge i messaggi ad alta voce. Mark Zuckerberg li presenta come il futuro del computing: niente schermi, mani libere, IA sempre disponibile. Nel 2025 Meta ne ha venduti oltre sette milioni di paia in tutto il mondo.

Dopo un mese di test, tuttavia, il bilancio è deludente, in quanto l’IA fraintende i comandi, si interrompe a metà frase, descrive My Bed di Tracey Emin come “un letto con biancheria bianca” senza aggiungere nulla di utile. La traduzione simultanea è meno efficace di Google Translate. Le foto scattate con gli occhi risultano sfocate e mal inquadrate. Il problema più grave, però, è etico: gli occhiali montano una fotocamera che può registrare di nascosto. Difatti, il LED di segnalazione è facilmente ignorabile, e i metodi per disattivarlo circolano liberamente online.

In metropolitana, la giornalista in questione ha scattato una foto a sconosciuti senza che nessuno se ne fosse accorto. Per Iain Rice, professore di IA industriale, Meta ha rilasciato una tecnologia che il mondo non era pronto ad accogliere né a regolamentare, raccogliendo dati visivi in massa potenzialmente usati per addestrare l’IA, costituendo una sfida alla privacy che nessuna policy aziendale, da sola, può risolvere.

Leggi l’articolo completo I wore Meta’s smartglasses for a month – and it left me feeling like a creep su The Guardian.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (17/09/2025).

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