Il documentario “Sono solo canzonette” dedicato alla vita e alla carriera di Edoardo Bennato, trasmesso su Rai 1 il 19 febbraio, ha segnato un precedente in Italia: per la prima volta, sono state integrate scene generate con l’IA senza dichiararlo esplicitamente al pubblico. Un’assenza di trasparenza che non è passata inosservata.
Scene create con L’IA senza avviso ai telespettatori
I cosiddetti video “b-roll”, normalmente utilizzati per arricchire il racconto principale, in questo caso sono stati generati artificialmente per sopperire alla mancanza di materiale d’archivio. Immagini in bianco e nero, ricostruzioni realistiche e persino personaggi “cartoonati” sono stati inseriti nel montaggio senza che i quasi 2 milioni di telespettatori fossero avvisati.
Un esempio emblematico è la ricostruzione di uno scontro legato al fenomeno dell’”autoriduzione” del 1977, quando gruppi extraparlamentari forzavano gli ingressi ai concerti per rivendicare l’accesso gratuito alla cultura. Ancora più rilevante è la scena del Festival dell’Unità a Modena dello stesso anno: il segretario del PCI, Enrico Berlinguer, compare in video in una ricostruzione realizzata probabilmente a partire da una fotografia. Il leader comunista saluta la folla, ma il suo volto è stato generato con AI.
Oltre a questi esempi storici, nel documentario sono presenti numerose altre scene ricreate digitalmente: giovani che ballano ai concerti, fotografie dell’infanzia di Bennato e altre sequenze che mescolano realtà e finzione senza alcuna indicazione per il pubblico.
Un vuoto normativo ma una responsabilità etica
L’AI Act dell’Unione Europea prescrive l’obbligo di segnalare le immagini generate con intelligenza artificiale. Tuttavia, la normativa non è ancora stata recepita in Italia, lasciando la questione a una scelta puramente deontologica. La produzione del documentario aveva segnalato la presenza di contenuti generati con AI in alcune dichiarazioni pre-messa in onda, ma nessun avviso è stato inserito nei titoli di testa o di coda. L’unico riferimento è un ringraziamento al Centro di supercalcolo del CINECA di Bologna, un dettaglio che difficilmente il pubblico può interpretare come una dichiarazione d’uso dell’AI.
Questa opacità non è un dettaglio trascurabile. I documentari, a differenza delle fiction, hanno la pretesa di raccontare la realtà. L’uso della computer grafica è già diffuso nei documentari per ricostruire epoche lontane, come la Roma antica o l’era dei dinosauri, ma con l’intelligenza artificiale il confine tra vero e falso diventa sempre più sfumato. Senza una segnalazione chiara, il rischio è che il pubblico non sia in grado di distinguere tra immagini autentiche e immagini generate artificialmente.
Una nuova era per il documentario?
L’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente il mondo audiovisivo, ma il suo utilizzo nei documentari dovrebbe seguire criteri di trasparenza. Il caso di “Sono solo canzonette” dimostra quanto sia urgente una regolamentazione chiara, che imponga l’obbligo di etichettare le immagini create artificialmente. Non si tratta solo di una questione tecnica, ma di rispetto per il pubblico e per il principio stesso del documentario: raccontare la realtà senza alterarla o manipolarla senza avviso.
In attesa di una legge nazionale che recepisca le indicazioni europee, rimane la responsabilità delle produzioni e dei network televisivi di adottare pratiche più trasparenti. Perché la verità, soprattutto nel racconto storico e culturale, non dovrebbe mai essere un’opzione.
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Immagine dal profilo ufficiale di Youtube di Edoardo Bennato

