Negli Stati Uniti l’agenzia per l’immigrazione ha acquistato programmi per rintracciare i telefonini di migliaia di persone nei quartieri cittadini, senza autorizzazione giudiziaria. Bastano pochi clic su una mappa per delimitare un’area e scoprire chi ci passa, i tragitti verso il lavoro o casa la sera, persino dove uno potrebbe vivere. Un altro strumento scruta i social network, individuando volti nelle immagini e interpretando l’umore dai post pubblicati. Questi dati arrivano da applicazioni di tutti i giorni o da meccanismi pubblicitari online, raccolti su milioni di smartphone in circolazione.
Mentre procedono le espulsioni di massa con l’amministrazione Trump, duemila agenti sono arrivati a Minneapolis e un funzionario ha sparato a morte Renee Nicole Good, 37 anni, solo per una svolta in auto. Esperti dei diritti civili avvertono: così si entra nella vita privata, amici e abitudini alla luce del sole. Il senatore Ron Wyden parla di paura sparsa nelle città, senza rispetto per le regole base. La spesa supera i due milioni di dollari, con altri fondi a dicembre.
L’agenzia dice che questi dati, venduti da privati, non hanno tutele legali. Ma la Corte Suprema nel 2018 aveva deciso altrimenti per informazioni simili. L’azienda che li fornisce giura di usare solo roba pubblica, per fermare criminali e pericoli. Gruppi per la privacy temono abusi su immigrati e minoranze.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (08/01/2026).

