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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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Sternberg: memoria e autonomia minacciate dall’IA

Sternberg sull'autonomia del pensiero umano.

«Non chiedete cosa l’IA può fare per noi, ma cosa sta facendo a noi», avverte Robert Sternberg, psicologo della Cornell University. ChatGPT, Google Gemini e Siri rendono tutto immediato: risposte, saggi, calcoli. Questa comodità,però, potrebbe costarci caro. Studi recenti mostrano un rallentamento o inversione dell’effetto Flynn, con cali del QI e delle competenze in matematica, lettura e scienze, mentre Michael Gerlich, della Swiss Business School, collega l’uso frequente di IA a una diminuzione del pensiero critico e della memoria, soprattutto nei più giovani.

Non mancano voci più caute sul tema. Elizabeth Dworak (Northwestern University), ad esempio, ricorda che l’intelligenza dipende da molti fattori: nutrizione, istruzione, inquinamento e pandemie contribuiscono ai cambiamenti osservati. L’uso passivo dei social media, sottolinea Gerlich, peggiora la situazione, offrendo informazioni rapide e superficiali che scoraggiano l’analisi autonoma. Anche la creatività ne risente: Sternberg osserva che l’IA genera più idee, ma meno diversificate, mentre John Kounios (Drexel University) segnala che le scoperte “preconfezionate” dall’IA non stimolano gli stessi circuiti di ricompensa del cervello.

Per questo gli esperti insistono sull’urgenza di educare le nuove generazioni a usare l’IA in modo consapevole. Pensiero critico, intuizione e autonomia restano competenze che le macchine non possono sostituire. In un mondo sempre più digitale, il vero rischio non è solo diventare dipendenti dall’IA, ma perdere progressivamente l’autonomia e l’autodeterminazione intellettuale.

Leggi l’articolo completo ” ‘Don’t ask what AI can do for us, ask what it is doing to us’: are ChatGPT and co harming human intelligence?” su The Guardian.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (16/09/2025).

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