La questione della creatività risulta essere al centro del fenomeno esploso il 25 marzo 2025, quando l’ingegnere Grant Slatton ha pubblicato su X una foto sua e della sua famiglia accanto a una versione animata in stile Studio Ghibli. Il post ha superato le 51 milioni di visualizzazioni, dando origine al trend virale della “ghiblizzazione”: milioni di utenti hanno iniziato a trasformare le proprie immagini con 4o Image Generation, uno strumento di intelligenza artificiale integrato in ChatGPT. Il fenomeno si è diffuso rapidamente, coinvolgendo anche chi non ha competenze tecniche, e si è esteso a livello globale.
Il successo della ghiblizzazione ha suscitato forti reazioni tra illustratori, disegnatori e fumettisti, che hanno accusato le IA di copiare senza autorizzazione uno stile artistico riconoscibile. Al centro delle critiche non solo l’uso delle immagini, ma la sensazione che la creatività venga svuotata, automatizzata, ridotta a imitazione. È riemerso un video del 2016 in cui Hayao Miyazaki criticava un progetto di animazione IA, ma parlava di contenuti violenti, non dello stile Ghibli. Già in passato, il regista aveva riconosciuto che la tecnologia cambia il modo di fare arte, pur mantenendo vivo il valore dell’espressione umana.
Lo Studio Ghibli non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, lasciando spazio a speculazioni su possibili accordi con OpenAI. Nel frattempo, la casa di produzione ha ottenuto una visibilità senza precedenti. La discussione sulla creatività si intreccia con questioni economiche e culturali: tra entusiasmo e timori, il confine tra gioco, ispirazione e sfruttamento resta aperto. Le Intelligenze Artificiali cancellano l’arte o la ridefiniscono?
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Immagine creata con DALL-E3.

