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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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Tecnodestra al potere: l’alleanza che vuole abolire la democrazia

Tecnodestra al potere

Peter Thiel ha passato decenni a costruire qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava impossibile: un’alleanza tra i miliardari della Silicon Valley e i movimenti più conservatori d’America. Con la seconda presidenza Trump, questo progetto di tecnodestra ha preso forma concreta. Accanto a Thiel ci sono Elon Musk, Marc Andreessen e Alexander Karp di Palantir. Insieme hanno creato una rete che mescola libertarismo tecnologico, nazionalismo e cristianesimo integrale. L’obiettivo dichiarato non è riformare il sistema esistente ma sostituirlo: le democrazie liberali sono finite, bisogna accelerare verso un futuro dominato dall’innovazione esponenziale e da gerarchie autoritarie. Il problema è che nessuno ha chiesto agli americani se vogliono davvero questo futuro.

Le contraddizioni della tecnodestra saltano fuori ovunque. Palantir costruisce sistemi di sorveglianza di massa mentre Thiel predica libertà individuale. Musk si preoccupa della denatalità ma impone ritmi di lavoro che distruggono la vita familiare. Il vicepresidente Vance corteggia gli operai mentre i suoi finanziatori accumulano miliardi. Criticano la censura progressista e poi silenziano chi non la pensa come loro. Max Chafkin, biografo di Thiel, lo ha scritto chiaramente: c’è una distanza enorme tra ciò che questi personaggi dicono e ciò che fanno concretamente. Dietro la retorica populista emerge un ritorno al capitalismo più brutale dell’Ottocento, dove poche aristocrazie tecnologiche decidono per tutti gli altri. Il Progetto 2025 della Heritage Foundation non è propaganda: è un piano dettagliato per smantellare la Repubblica americana come la conosciamo.

La crisi climatica non esiste, secondo la tecnodestra. È solo un complotto globalista. Il malessere psicologico collettivo viene ignorato. Quello che conta è la competizione geopolitica con la Cina, vista come minaccia esistenziale all’egemonia occidentale. Da qui l’ossessione per l’accelerazionismo tecnologico senza limiti né regole. Ma c’è un momento rivelatore: quando Ross Douthat chiede a Thiel se preferisce che la specie umana sopravviva, il miliardario resta in silenzio. Esita. Non sa cosa rispondere. Forse perché nella loro visione del mondo l’umanità come la conosciamo è già superata, un ostacolo da rimuovere per raggiungere la Singolarità tecnologica. O forse perché non gliene importa davvero nulla.

Legi l’articolo completo “Il tentativo neoreazionario e le nevrosi della Modernità” su Equilibri Magazine.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (17/12/2025).

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