Il Texas ha trascinato Netflix in tribunale con diverse accuse, tra cui quella di spiare i minori, raccogliere dati di nascosto e progettare una piattaforma costruita per creare dipendenza. A firmare la denuncia è Ken Paxton, procuratore generale dello Stato, che smonta l’immagine “pulita” che Netflix ha coltivato per anni.
Secondo Paxton, difatti, la società avrebbe a lungo mentito agli utenti, dichiarando di non raccogliere né vendere dati, mentre in realtà cedeva abitudini e preferenze di visione a broker commerciali e aziende pubblicitarie, incassando miliardi. Persino l’ex CEO Reed Hastings, nel 2020, aveva dichiarato pubblicamente: “non raccogliamo nulla“. Una promessa, sostiene il Texas, sistematicamente tradita. Nel mirino ci sono anche i cosiddetti dark pattern: meccanismi psicologici come l’autoplay — il video successivo che parte da solo — pensati per tenere gli spettatori incollati allo schermo il più a lungo possibile.
La causa in questione, dunque, si inserisce in un’ondata di procedimenti legali contro i colossi tech. A marzo, una giuria di Los Angeles ha già condannato Meta e YouTube per danni causati ai giovani, aprendo la strada a migliaia di nuovi ricorsi. Pertanto, Paxton chiede la cancellazione dei dati raccolti illegalmente, lo stop alla pubblicità profilata senza consenso e sanzioni fino a 10.000 dollari per ogni violazione, mentre Netflix, per ora, tace.
Leggi l’articolo completo Texas accuses Netflix of spying on children in new lawsuit su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (19/07/2025).

