“The Beast” (La Bête), diretto da Bertrand Bonello, è un film che si colloca tra il drammatico, la fantascienza e il sentimentale, esplorando temi profondamente umani attraverso una lente futuristica. Liberamente ispirato alla novella La bestia nella giungla di Henry James, il film utilizza una struttura narrativa che abbraccia tre epoche: il 1910, il 2014 e un futuro ipotetico ambientato nella Parigi del 2044.
In quest’ultima epoca, l’Intelligenza Artificiale ha raggiunto una diffusione tale da sostituire l’umanità in quasi ogni campo. Questo contesto tecnologico diventa lo sfondo per una riflessione filosofica ed esistenziale sulle emozioni, il destino e l’identità.
La Parigi del 2044: l’IA come forza trasformativa
Nel futuro descritto da Bonello, l’IA non è solo una tecnologia funzionale, ma una forza che rimodella la società, le relazioni umane e persino la percezione di sé. I protagonisti, Gabrielle (Léa Seydoux) e Louis (George MacKay), decidono di sottoporsi a un processo radicale di “purificazione emotiva”, dove il loro DNA viene ripulito dalle emozioni “superflue”. Questo procedimento, reso possibile dall’IA, mira a liberarli dai traumi e dai dolori accumulati attraverso le vite passate, ma solleva una domanda inquietante: cosa rimane di un essere umano quando le emozioni vengono eliminate?
L’IA come specchio dell’anima umana
L’intelligenza artificiale, nel film, non è rappresentata come un’entità autonoma, ma come uno strumento che interagisce con la dimensione più intima dell’individuo. La scelta di Bonello di ambientare parte della narrazione in un mondo dominato dall’IA non è casuale: l’IA agisce qui come specchio dell’anima umana, amplificando le tensioni e i desideri dei protagonisti. L’idea di rimuovere le emozioni per migliorare l’esistenza richiama le attuali discussioni etiche e filosofiche sull’uso delle tecnologie avanzate per “ottimizzare” la vita umana.
La ciclicità del destino: emozioni oltre il tempo
Nonostante il tentativo di Gabrielle e Louis di liberarsi delle emozioni attraverso l’IA, il film suggerisce che i sentimenti e le esperienze umane non possono essere facilmente cancellati. Il viaggio tra le vite passate – dalla Belle Époque parigina all’industria cinematografica di Los Angeles – sottolinea l’inesorabilità del destino e il potere delle emozioni di attraversare il tempo e lo spazio.
Questa ciclicità richiama il dibattito su come l’IA possa influenzare le scelte umane senza mai sostituire del tutto il caos e la complessità dell’animo umano. Anche nel 2044, un’epoca in cui la tecnologia ha ridisegnato la società, i protagonisti rimangono vincolati da un legame emotivo che trascende la logica e la razionalità, due pilastri dell’intelligenza artificiale.
La distopia come riflessione sul presente
“The Beast” utilizza il futuro distopico per interrogarsi sul presente. La visione di Bonello mette in discussione il crescente affidamento alle macchine per gestire aspetti sempre più intimi della vita umana. Il film esplora le conseguenze di un mondo in cui la tecnologia non solo facilita, ma plasma le relazioni, sollevando dubbi sul prezzo dell’innovazione.
Immagine tratta dal film The Beast (2023), I Wonder Pictures.

