Il Ministero della Giustizia ha avviato un’inchiesta sul presunto utilizzo dell’intelligenza artificiale in una sentenza della Corte d’Appello di Torino. A confermarlo è stato il ministro Carlo Nordio, rispondendo a un’interrogazione del deputato di Forza Italia Enrico Costa. Al centro della vicenda c’è una condanna per frode fiscale emessa nel 2024 dai giudici di secondo grado, poi riformata dalla Cassazione perché conteneva riferimenti a sentenze precedenti del tutto inesistenti.
Il sospetto che gli autori avessero utilizzato ChatGPT o qualche altro strumento di intelligenza artificiale per compilare l’atto è emerso quando gli avvocati difensori dell’imputato, Lorenzo Imperato e Raffaella Enrietti, hanno verificato i riferimenti giuridici citati dai magistrati d’appello. Dopo la condanna a un anno e due mesi del loro assistito, i legali hanno controllato le fonti indicate nella sentenza e, non trovandole, hanno sollevato la questione nel ricorso in Cassazione. La Corte ha dato loro ragione, riformando la sentenza nella parte relativa alla confisca.
Ora la questione è approdata in Parlamento. Nordio ha spiegato che il ministero si è prontamente attivato compiendo le opportune verifiche presso l’autorità giudiziaria competente e ha scritto alla Corte d’Appello di Torino per avere chiarimenti. Il ministro ha precisato che sono in corso i necessari approfondimenti per intercettare eventuali criticità o anomalie, aggiungendo che se emergessero gravi omissioni o negligenze da parte del magistrato estensore, assumerà senza esitazione i provvedimenti di competenza.
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