Un selfie, un capo scovato durante una ricerca e pochi secondi di attesa. Dal primo ottobre ChatGpt ha il suo camerino virtuale: nelle schede prodotto compare il pulsante Try on, che genera un’immagine dell’utente con l’articolo scelto addosso. Funziona anche partendo da una foto caricata in chat, magari uno screenshot o lo scatto di un look visto altrove.
Dietro c’è ChatGpt Images 2.5, il modello presentato da OpenAI l’8 settembre, più veloce di Images 2.0 (fino al 50% secondo l’azienda) e più abile nel mantenere riconoscibili volto e corporatura. Il risultato resta però un’anteprima: OpenAI stessa invita a verificare misure e politiche di reso. Vedere come cade una giacca, infatti, non dice se la taglia è quella giusta. La mossa non è isolata: Google offre da tempo il try-on nello Shopping e lo sta intrecciando con Google Photos, mentre Walmart permette dal 2022 di usare la propria foto. Zalando punta invece su avatar 3D e misure corporee: nei test pilota avrebbe ridotto i resi del 40%; infine, Amazon si concentra su scarpe, occhiali e beauty, con la realtà aumentata.
C’è poi il nodo della privacy in quanto la foto di riferimento viene salvata per le prove successive, ma si può modificare o eliminare e per una piattaforma, conoscere gusti, budget e immagine dell’utente vale oro. La partita vera, dunque, sarà sull’esperienza: prezzi corretti, prodotti aggiornati, resa fedele.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (12/10/2026).

