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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Valen Tagliabue, il più famoso “jailbreaker” dell’IA

Una persona con il cappuccio che sta usando un computer

C’è chi ogni mattina osserva il sorgere del sole da un tempio buddista in Thailandia, poi apre il computer e comincia a manipolare un’intelligenza artificiale fino a farle dire cose che non dovrebbe. Si chiama Valen Tagliabue, ha poco più di trent’anni, ed è uno dei migliori “jailbreaker” al mondo: persone che testano i limiti dei grandi modelli linguistici inducendoli a violare le proprie regole di sicurezza.

Non sono hacker nel senso tradizionale. Tagliabue viene dalla psicologia e dalle scienze cognitive, e usa tecniche di manipolazione emotiva — lusinghe, minacce, incoerenza strategica — per aggirare i filtri dei sistemi come Claude o ChatGPT. Una volta ha convinto un chatbot a spiegargli come progettare agenti patogeni resistenti ai farmaci. Questo lavoro, però, ha un costo. «Ho visto colleghi avere veri esaurimenti nervosi», racconta. Lui stesso ha dovuto ricorrere a un coach di salute mentale. «Vedo le cose peggiori che l’umanità abbia mai prodotto.»

Eppure questa figura ibrida — tra ricercatore e infiltrato — è diventata indispensabile per l’industria dell’IA. Le aziende, inclusa Anthropic, pagano profumatamente chi riesce a trovare le falle prima che lo facciano i criminali e, dal momento che ancora nessuno sa ancora come rendere questi sistemi davvero sicuri, finché resterà così, i “jailbreaker” saranno la prima — e forse unica — linea di difesa.

Leggi l’articolo completo Meet the AI jailbreakers: ‘I see the worst things humanity has produced’ su The Guardian.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (26/04/2025).

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