Quando si chiede a Google o OpenAI di creare un video su un dottore che viaggia nel tempo in una cabina telefonica, il risultato assomiglia inevitabilmente a Doctor Who. Difatti, strumenti come ChatGPT, Sora e Gemini permettono di produrre contenuti che idealmente sono sempre nuovi, ma non è ben chiaro quanto realmente attingono da opere altrui protette da copyright.
Per risolvere questo quesito, la startup americana Vermillio, attraverso “impronte neurali” delle opere originali, è in grado di confrontare contenuti generati dall’IA con materiale protetto. I risultati sono sorprendenti: un video di Doctor Who creato da Veo3 di Google corrisponde all’80% con l’originale, mentre uno di OpenAI raggiunge l’87%. Per opere che ritraggono James Bond, invece, le percentuali variano dal 16% all’86% a seconda dello strumento utilizzato.
Questo strumento di analisi si insinua, dunque, in un contesto in cui già diversi artisti, autori, musicisti ed editori chiedono compensi per l’uso delle loro opere nell’addestramento dei modelli di IA. Pertanto, alcuni, come il Financial Times, hanno già siglato accordi con OpenAI, mentre altre aziende, come Anthropic, hanno dovuto pagare 1,5 miliardi di dollari per chiudere cause legali.
Leggi l’articolo completo The platform exposing exactly how much copyrighted art is used by AI tools su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (18/10/2025).

