Alla Berlinale 2025 debutta un film interamente realizzato con intelligenza artificiale generativa. L’autrice, Cao Yiwen, denuncia sessismo e nepotismo nel settore. Ma resta irrisolta una questione di natura etica: si può davvero parlare di creazione artistica?
What’s Next? è primo lungometraggio interamente composto da video generati da intelligenza artificiale ad approdare al Festival Internazionale del Cinema di Berlino. Scritto e “diretto” da Cao Yiwen, artista cinese formatasi tra Hong Kong e San Diego.
Una serie di clip di 3-4 secondi create con prompt testuali su piattaforme come Runway e Discord, montate in una narrazione lunga 72 minuti. Cao ha lavorato al film per sei giorni consecutivi, inserendo comandi testuali uno dopo l’altro per dare forma alla sua visione. Il risultato è una pellicola disturbante, fatta di immagini psichedeliche, volti deformati, colori ipersaturi e proporzioni irreali: un’estetica che riflette, secondo l’autrice, un mondo afflitto da violenza di genere, solitudine e disuguaglianze.
Un cinema alternativo o una forma di plagio?
Cao definisce l’intelligenza artificiale come un “nuovo genere cinematografico”, da affiancare a thriller o commedie romantiche. La sua scelta non è solo artistica, ma anche politica: What’s Next? è, per l’autrice, una risposta diretta agli ostacoli che ha incontrato come donna nel mondo del cinema tradizionale. Dopo essere stata esclusa dalla regia del suo primo progetto, Chubby Café, perché “senza esperienza e troppo rischiosa”, ha deciso di produrre da sola un’opera che denunciasse le stesse dinamiche che l’avevano marginalizzata.
Cao vede nell’AI uno strumento di democratizzazione dell’accesso alla produzione audiovisiva: un modo per aggirare gerarchie consolidate e pregiudizi di genere. Ma questa lettura si scontra con i problemi legali ed etici che accompagnano la generazione automatica di immagini e video. Le tecnologie usate da Cao, come Runway, sono infatti al centro di cause legali intentate da artistə visivə, che accusano le piattaforme di aver addestrato i loro modelli su opere protette da copyright senza consenso.
Arte senza artista?
Possiamo ancora parlare di autorialità se le immagini sono create da un algoritmo? Per Cao la risposta è sì: rivendica la paternità dell’opera in quanto autrice dei prompt testuali.
Anche il Festival di Berlino, che ha inserito il film nella sezione Forum, sembra voler aggirare la questione. La programmatrice Barbara Wurm ha spiegato che la scelta di selezionare il film è nata dalla volontà di aprire un confronto sul futuro del cinema, ma sulle questioni legali si è limitata a dire che “ci si fida delle conferme fornite al momento della candidatura”.
Democratizzazione o deresponsabilizzazione?
Nonostante le criticità, l’esclusione sistemica all’interno di un settore come quello cinematografico è una realtà concreta: se non si hanno investimenti, reti, agganci giusti e contatti, si è lasciati fuori senza troppi scrupoli.
Il paradosso qui è che la stessa tecnologia che oggi le permette di raccontare una storia è la stessa che, in altri contesti, alimenta disuguaglianze e sfruttamento.
La visione di Cao, però, non è distopica: intende tornare al cinema tradizionale, non appena ne avrà l’opportunità. Considera il suo film un primo “paragrafo” di una riflessione più ampia, che toccherà anche la solitudine e il bisogno di connessione.
What’s Next? chiede di ridefinire cosa intendiamo per arte, autorialità, produzione culturale. Ma non offre risposte facili ed immediate.
Immagine dal film What’s Next?

