In uno studio condotto con l’azienda KPMG, emerge come solo l’8,5% delle persone intervistate si fida sempre dei risultati di ricerca dell’IA, mentre più della metà dei consumatori segnala errori significativi. A questo proposito, McKinsey ha scoperto che l’80% delle aziende che usano l’IA generativa non ha registrato alcun impatto sui profitti, con il 42% che ha addirittura abbandonato i progetti.
Le motivazioni dietro a ciò hanno a che fare con il fenomeno dello “workslop“: oltre il 40% dei dipendenti statunitensi riceve contenuti generati dall’IA che anche se apparentemente sembrano un buon lavoro, mancano nella realtà di sostanza. Diventa, tuttavia, difficile addossare la responsabilità di questa tendenza a una figura specifica, in quanto si possono incolpare le aziende tech o i media che hanno alimentato aspettative irrealistiche, oppure il proprio capo. Nonostante questa incertezza, una risposta plausibile viene dall’esperienza nell’implementazione di software, in cui la causa principale dei fallimenti tecnologici si rinviene nelle persone che acquistano il prodotto, ponendo un’urgenza riguardo la formazione dei dipendenti che devono imparare a creare i prompt giusti ed efficaci, salvaguardano, allo stesso tempo, le policy aziendali.
Dunque, sebbene i datori di lavoro credano che basti premere un pulsante perché il software faccia magie, nella maggior parte dei casi il problema non è il software, ma la mancanza di investimento nelle persone che lo usano e il “workslop” citato precedentemente non lo produce l’IA, ma i datori di lavoro stessi.
Leggi l’articolo completo AI tools churn out ‘workslop’ for many US employees, but ‘the buck’ should stop with the boss su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (13/05/2025).

