AIxWomen è il progetto di formazione che l’associazione Donne 4.0 sta promuovendo in tutta Italia con l’obiettivo di educare e ispirare donne di ogni età e background sui rischi e le potenzialità dell’AI e sulle opportunità che essa offre per l’innovazione e lo sviluppo professionale.
L’idea della prima edizione è venuta dalla sollecitazione di numerose socie a proporre la formula AixGirls (1) ad un pubblico femminile adulto. È così nata la prima edizione di AixWomen a Roma nel mese di ottobre 2023 in collaborazione con il Dipartimento di Matematica dell’Università di Roma La Sapienza. Il format di una settimana del summer camp per le ragazze è stato condensato in una giornata volta a offrire gli elementi chiave utili a comprendere l’impatto dell’AI sulla società e in particolare sulla parità di genere.

È stato un successo che ha portato a riproporre questo schema, adattandolo per ogni edizione alla realtà locale, con l’intento anche di valorizzare i talenti femminili nel mondo accademico e professionale nelle diverse città, a riprova che la presenza delle donne in questo ambito è sicuramente minoritaria, ma esiste ed è molto importante renderla visibile.
La seconda edizione è stata a Napoli in collaborazione con Innovation Village, una fiera sull’innovazione nata dalla cooperazione fra pubblico e privato, dove da poco si è tenuta la sesta edizione. La terza ha assunto un profilo internazionale, spostandosi a Medellin in Colombia, mentre la quarta è stata a Cosenza in Calabria. Da sottolineare anche l’intento di raggiungere luoghi dove la disparità di genere è più marcata.
La quinta edizione è stata organizzata in collaborazione al CIRSDe, il Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi delle Donne di Genere dell’Università di Torino. Il progetto è stato condiviso anche con altre realtà, fuori dal mondo accademico, che sono l’associazione Torino Città per la Donne e la community Women in AI Italy.
La prima parte del modulo, tenuta dalle Ambassador di Donne 4.0, è stata un’introduzione all’Intelligenza Artificiale, alla sua relazione con la parità di genere e i transfemminismi, e poi la sua applicazione nella sanità digitale e nella sostenibilità ambientale.
Sono seguite due sezioni curate dall’Università di Torino, con una tavola rotonda su AI e le prospettive disciplinari a confronto, e una con la presentazione di progetti significativi su AI, fra cui proprio MagIA.news. Il programma completo è visibile sul sito di AixWomen (2).

Il filo rosso che lega tutte le edizioni e i loro interventi è promuovere consapevolezza rispetto ai rischi ma anche le opportunità dell’Intelligenza Artificiale, soprattutto in corrispondenza al raggiungimento della parità di genere e più in generale ai divari di genere, compresi quelli delle minoranze.
Il mio contributo è proprio quello di sottolineare come l’AI non sia neutra, ma rifletta i valori, i dati e le gerarchie da cui nasce. La parità di genere e i transfemminismi ci possono aiutare a mettere in discussione il paradigma dominante.
Il passo avanti significativo è riconoscere che non si tratti solo della questione di chi programma l’AI, anche se fondamentale, ma di chiedersi quali immaginari, quali corpi e quali poteri ci sono (o non ci sono) dentro l’algoritmo.
Interessante costruire un parallelo tra AI e parità di genere: entrambe sono diventate argomenti popolari, anche se la prima molto di più, e vengono spesso utilizzate strumentalmente, nel cosiddetto “washing”. Un aspetto però le differenzia sostanzialmente: l’AI corre e le stiamo dietro a fatica, mentre la parità di genere avanza molto lentamente: secondo l’ultimo Global Gender Gap Report del World Economic Forum (3) ci vorranno almeno 134 anni per colmare il gap globale di genere.
I dati infatti fotografano ancora una situazione molto sbilanciata a svantaggio delle donne che si ritrovano spesso confinate in una gamma di occupazioni rispetto agli uomini (segregazione orizzontale), sovente meno retribuite, e ai livelli di responsabilità più bassi (segregazione verticale). Questi dati sono anche quelli che rappresentano la fonte per gli algoritmi di AI su cui basano le loro decisioni, con il rischio non solo di “congelare” questi divari, ma di moltiplicarli, come può capitare con i pluricitati algoritmi di selezione del personale che possono privilegiare i profili che corrispondono a chi è più forte in un campo, come gli uomini nella programmazione del software, adottando una scelta che deriva naturalmente dallo squilibrio esistente che così viene amplificato.
Serve a questo proposito ricordare quanto il divario sia ancora profondo in ogni fase del ciclo dell’AI: dalla formazione alla governance. Secondo il documento pubblicato dall’Unesco nel mese di ottobre del 2024, Women for Ethical AI (4), le donne occupano solo il 38% delle posizioni di ricerca e nella forza lavoro complessiva del settore le professioniste rappresentano appena il 30%. Nei ruoli decisionali, la situazione peggiora: le donne che ricoprono posizioni dirigenziali (C-Suite) nelle startup AI sono appena il 18%. A livello globale, la risposta istituzionale è insufficiente: solo 24 su 138 paesi hanno adottato quadri normativi sull’AI che includano riferimenti alla parità di genere. La maggior parte delle strategie nazionali sull’AI non contiene misure concrete per affrontare le disuguaglianze strutturali tra uomini e donne.

Al contrario sarebbe urgente un’assunzione di responsabilità nell’agenda politica perché l’AI può rappresentare un rischio per l’occupazione femminile in generale. Molto interessante a questo riguardo è uno studio congiunto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) e dell’Istituto nazionale di ricerca polacco (NASK), appena pubblicato, intitolato “Intelligenza artificiale generativa e lavoro: un indice globale sull’esposizione professionale” (5). Emerge che un posto di lavoro su quattro nel mondo è potenzialmente esposto all’intelligenza artificiale generativa, ma che il risultato più probabile è la trasformazione del lavoro piuttosto che la sostituzione.
Tuttavia molto più pesante è l’impatto sull’occupazione femminile: l’esposizione delle lavoratrici continua a essere significativamente più elevata. Nei paesi ad alto reddito, i lavori a più alto rischio di automazione rappresentano il 9,6 per cento dell’occupazione femminile, in netto contrasto con il 3,5 per cento dell’occupazione maschile. I lavori impiegatizi sono quelli a maggiore esposizione, grazie alla capacità teorica di GenAI di automatizzare molte delle loro mansioni.
Questi dati non possono essere ignorati. E l’AI può rappresentare paradossalmente proprio l’occasione per evidenziare le disparità esistenti e agire per superarle, con un approccio interdisciplinare, democratico e partecipato.
Può essere utile ricordare le raccomandazioni del documento dell’Unesco: incorporare un approccio di genere trasformativo nelle politiche AI; garantire la partecipazione significativa delle donne in tutti i livelli dell’ecosistema AI; promuovere programmi mirati per aumentare la presenza femminile nelle discipline STEM e nell’AI; monitorare e segnalare i progressi sulla parità di genere nell’AI.

Un aiuto ulteriore può venire dai trasfemminismi, che offrono una chiave critica che rompe il binarismo, interroga il potere, guarda all’intersezionalità e spinge verso un ripensamento trasformativo.
Regolamentare l’AI è dunque un passo fondamentale, ma non basta. Bisogna ripensare il modello di sviluppo che la produce e la dirige. È dunque fondamentale innescare un circolo virtuoso fra AI, parità di genere e anche transfemmnismi.
E per farlo servono alleanze tra mondi diversi: accademia, attivismo, e anche imprese. AixWomen ne è un esempio.
- https://magia.news/una-porta-per-aprire-alle-donne-di-domani-la-strada-per-i-mestieri-del-futuro-e-questa-la-mission-di-aixgirls-summer-tech-camp/
- https://aixwomen.it/aixwomen-intelligenza-artificiale-donne-e-inclusione-5a-edizione/
- https://www.weforum.org/publications/global-gender-gap-report-2024/digest/
- https://www.google.com/url?q=https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000391719&source=gmail-imap&ust=1742298783000000&usg=AOvVaw1qdrHCh9l_AZJevbewcdeA
- Generative AI and jobs: A refined global index of occupational exposure
Immagine generata tramite ChatGPT. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

