Durante un evento organizzato dall’azienda di venture capital Sequoia, Sam Altman ha descritto la sua visione per il futuro di ChatGPT: un sistema in grado di memorizzare l’intera vita di una persona. Di fronte a una domanda sulle possibilità di personalizzazione, Altman ha detto di immaginare “un modello di ragionamento molto piccolo con trilioni di token di contesto”, capace di accedere a ogni conversazione, libro, email e dato personale dell’utente.
Secondo il CEO di OpenAI, questa evoluzione seguirebbe l’uso attuale della piattaforma da parte dei giovani delle università, che già utilizzano ChatGPT per prendere decisioni quotidiane e complesse, caricando file e collegando fonti di dati. Le potenzialità di un simile assistente IA onnisciente sarebbero indubbiamente notevoli e quest’integrazione profonda nella vita quotidiana rappresenterebbe un salto evolutivo rispetto all’attuale utilizzo del chatbot, che secondo Altman varia in base alla generazione. I più adulti lo impiegano principalmente come sostituto di un semplice motore di ricerca, mentre i giovani tra i 20 e i 30 anni lo consultano come un vero e proprio consigliere personale.
Non mancano però i legittimi dubbi sui rischi legati all’affidare a un’azienda privata la gestione di dati tanto sensibili. Il settore tecnologico ha una storia controversa, tenendo conto delle cause per monopolio perse da Google o della censura di stato nei chatbot cinesi. A questo si aggiunge la fallibilità e inaffidabilità strutturale dei LLM, dimostrata anche dai recenti problemi di eccessiva compiacenza di ChatGPT e dalle controverse risposte politicamente orientate di Grok. La prospettiva di Altman, sottolinea TechCrunch, suona disturbante e inquietante.
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