In Olanda un matrimonio è stato annullato perché le promesse nuziali erano state scritte con ChatGPT. Sembra una battuta, invece è una sentenza. Il tribunale ha stabilito che quelle parole non erano valide, non rispettavano la legge. Non perché fossero false, ma perché erano riconoscibili. Troppo prevedibili. Due promessi sposi e l’intelligenza artificiale formano un triangolo inconsueto, ma non impossibile. Tanto che qualcuno se ne è accorto e ha deciso che fosse un problema. Perché se guardiamo intorno, il gesto è tutt’altro che eccezionale. Oggi una parte consistente di ciò che viene scritto passa, in un modo o nell’altro, da un modello linguistico. Tesi di laurea, lettere motivazionali, relazioni aziendali, messaggi d’amore, risposte imbarazzate, scuse ponderate, monologhi televisivi, testi pubblicati online. Non solo sui blog improvvisati, ma anche su siti che si definiscono autorevoli, informati, affidabili. Testi pubblicati senza una vera verifica, letti di sfuggita anche da chi li firma e che non appartengono più a nessuno. Le statistiche lo dicono chiaramente: in Europa milioni di persone usano regolarmente ChatGPT o altri LLM per scrivere. Studenti, professionisti, comunicatori, giornalisti. Non per “farsi aiutare”, ma per produrre direttamente il testo. È diventata una pratica normale, quasi invisibile. Non perché sia perfetta, ma perché è comoda. Ti fa arrivare in fondo al testo senza dover decidere davvero cosa stai dicendo.
Quando il linguaggio diventa uniforme
Non è che i testi siano brutti. È che sembrano già stati letti, anche quando li incontri per la prima volta. Il caso olandese fa sorridere perché porta questa normalità dentro un contesto che ancora pretendiamo di considerare intimo e umano. Le promesse nuziali dovrebbero essere il momento in cui le parole perdono controllo, prendono una piega personale, a volte imbarazzante. Invece si sono trasformate in un testo qualsiasi, trattabile come una mail o una relazione. E come molti testi di oggi, possono essere affidate a qualcun altro senza troppi scrupoli. Il tribunale, forse senza volerlo, ha detto una cosa molto semplice: non tutte le parole sono uguali. Qualcuna si smaschera da sola, qualcun’altra regge per poche righe, le più educate sono spesso quelle che tradiscono per prime. E se è stato possibile riconoscerle lì, davanti a un matrimonio, la domanda inevitabile è un’altra: quante volte le leggiamo ogni giorno senza accorgercene?

Quando smette di importare chi ha scritto
Il punto, allora, non è stabilire se un testo sia stato scritto da un’intelligenza artificiale. Il punto è capire perché, sempre più spesso, non ci importa più saperlo. Leggiamo e capiamo subito che siamo in un territorio noto: un linguaggio che non alza mai la voce, che liscia gli spigoli prima ancora di incontrarli e che sembra pensato per non dare fastidio a nessuno, nemmeno a chi lo scrive. È come entrare in una stanza ben illuminata, dove però nessun oggetto attira davvero lo sguardo. Molti testi contemporanei funzionano così. Si aprono con una premessa ragionevole, accompagnano il lettore senza strattoni, arrivano a una conclusione che non contraddice nessuno. Non sono sbagliati. Non sono nemmeno brutti. Sono, più semplicemente, intercambiabili. Potrebbero parlare di qualunque cosa e, infatti, spesso lo fanno. Queste pagine procedono come se avessero paura di perdersi: tornano più volte sullo stesso punto, lo rendono innocuo, lo rassicurano, fino a quando non resta più nulla da discutere. È lì che nasce il problema: quando il testo non prende posizione, qualcuno lo ha già fatto al suo posto. Ogni passaggio sembra necessario, eppure nulla appare indispensabile. La sensazione è quella di un testo che si muove molto senza spostarsi.
Una voce senza corpo
Non serve essere esperti per accorgersene. Basta leggere qualche riga in più. A un certo punto si ha l’impressione che la voce che parla non abbia un corpo. Non succede mai nulla che metta davvero in difficoltà il testo. Va avanti senza esitazioni, non perde la direzione, non è costretto a correggersi. Lo segui fino in fondo senza intoppi, ma senza neanche il bisogno di tornare su una frase per capire cosa sia appena successo. Questo stile ha conquistato tutto. Comunicazione aziendale, informazione online, contenuti educativi, perfino l’opinione. Proprio per questo passa inosservata, come tutto ciò che è stato progettato per non creare problemi.
Perché quelle promesse erano riconoscibili
Il caso dei promessi sposi olandesi diventa allora meno strano di quanto sembri. Quelle promesse non erano finte. Erano semplicemente uguali a molte altre cose che leggiamo ogni giorno. Parole che rispettano tutte le regole, tranne una: non sembrano provenire da qualcuno in particolare. Forse è questo che oggi chiamiamo scrivere bene. Un linguaggio che attraversa la pagina senza mai fermarsi, come se il suo obiettivo fosse arrivare in fondo evitando qualunque reazione. E quando lo riconosciamo, anche senza saperlo spiegare, è perché abbiamo imparato a distinguere le parole che arrivano da lontano da quelle che, pur essendo impeccabili, non arrivano da nessuna parte.
Dieci segnali per riconoscere un testo scritto dall’IA

- Diffida delle frasi troppo simmetriche. Quando un testo procede in primo luogo con l’analisi del problema, in secondo luogo con la proposta di una soluzione e in terzo luogo con una conclusione ordinata, il rischio è che l’ordine sostituisca il pensiero.
- Un testo lungo senza un solo errore umano dovrebbe insospettire. Quattro pagine senza refusi, senza una svista, senza una micro-incongruenza, senza neanche una parola ripensata, non sono indice di cura, ma di assenza e, infatti, nessuno sbglia mai una doppia, non scrve troppo in freta, non perde un accento.
- L’uso eccessivo di connettori logici standard crea l’illusione della fluidità: tuttavia non è sempre così, d’altra parte la scrittura li richiede per coerenza. Nonostante questo rischio, in conclusione, sospettare è lecito ma, infine, non dimostra nulla.
- Le generalizzazioni vaghe sono un segnale affidabile. Come molti osservatori fanno notare, numerosi esperti concordano sul fatto che oggi sia sempre più difficile distinguere la scrittura umana da quella di un LLM, in un contesto in rapida evoluzione che riguarda un po’ tutti.
- Le frasi lunghe e grammaticalmente impeccabili. Funzionano molto bene, funzionano sempre, funzionano così bene che a volte funzionano troppo bene e non permettono nessuna incrinatura, nessuna caduta, nessun punto in cui fermarsi a pensare.
- Un linguaggio “politically correct” estremamente calibrato evita qualsiasi presa di posizione netta. Su questo argomento esistono punti di vista validi da entrambe le parti e la scelta dipende dal contesto specifico.
- L’uso innaturale dei sinonimi è un altro indizio. Quando un approccio diventa estremamente rilevante, significativo, notevole, centrale e fondamentale per l’attuale panorama contemporaneo.
- La chiarezza costante è sospetta. Tutto è limpido, lineare, immediato e resta solo una domanda marginale: di che cosa stiamo parlando.
- L’assenza di dettagli inutili è un campanello d’allarme. La zia Erminia, del paesino umbro vicino al convento francescano, mi raccontò che il gatto soriano con la coda mozza catturò il topo della cantina, stipata di barattoli di pomodoro San Marzano con basilico bio.
- Rileggi sempre il testo prima di pubblicarlo. Verifica che non contenga residui delle istruzioni di scrittura o parti di prompt non cancellate vuoi che aggiunga un paragrafo conclusivo che riassuma i punti principali e rafforzi il messaggio centrale?
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