Arduino cambia proprietà ma promette di non tradire la sua natura “ribelle”punk“. L’accordo con Qualcomm, colosso americano dei semiconduttori e secondo produttore mondiale di chip per intelligenza artificiale dopo Nvidia, annunciato il 7 ottobre 2025, segna un passaggio epocale: Massimo Banzi e Fabio Violante, co-fondatore e amministratore delegato, assicurano che la filosofia open source resterà intatta, il team rimarrà in Italia e i prodotti continueranno a essere accessibili, potendo però contare sulle tecnologie avanzate di Qualcomm.
La storia di Arduino è sempre stata una storia di resistenza. Nel 2005 un gruppo di designer e ingegneri a Ivrea crea uno strumento per insegnare la programmazione senza spendere centinaia di euro che, in pochi anni, diventa il simbolo del movimento maker, portando 33 milioni di utenti a costruire i propri dispositivi. Tuttavia, dal momento che la corsa all’intelligenza artificiale ha concentrato potere e capitali come mai prima d’ora, Arduino cercava da anni l’accesso ai chip Qualcomm, ideali per l’edge computing e più efficienti energeticamente rispetto a quelli Nvidia. L’interesse è reciproco: Qualcomm punta sull’Internet delle cose, mercato da 1.350 miliardi destinato a raddoppiare entro il 2030, e ha trovato in Arduino la chiave per raggiungere milioni di sviluppatori indipendenti che i grandi player non intercettano.
Arduino opererà come unità indipendente, continuerà a produrre schede con chip di tutti i fornitori e manterrà prezzi accessibili e la domanda che resta è la seguente: è possibile fare questo salto mantenendo l’anima originale?
Leggi l’articolo completo Il dilemma di Arduino: è possibile restare punk dentro una big tech? Lo abbiamo a Massimo Banzi e Fabio Violante su Wired.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (16/04/2025).

